IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 25 febbraio 2020

Onward: Oltre La Magia - La Recensione

Onward Pixar Film
C’era una volta…

Comincia così “Onward: Oltre La Magia”, con un prologo che ci racconta, in sostanza, di un mondo che in passato era arricchito (e accudito) da esseri speciali dotati di magia, ma che col passare del tempo ha dovuto cedere il passo a una normalizzazione pratica, apportata dall’avvento della tecnologia (la magia a portata di tutti): la quale – di fatto – ha tolto entusiasmo e importanza a chi prima era in grado di portare gioia e far brillare gli occhi.
Una fiaba, insomma, che finge di archiviarsi autonomamente per prendere la rincorsa e ritrovare slancio.

Quando lo spiegone mette il punto, infatti, ci ritroviamo ad avere a che fare con una famiglia tendenzialmente ordinaria: un adolescente introverso e insicuro, un fratello maggiore iperattivo e con la testa tra le nuvole e una madre abbastanza tosta da riuscire a gestire i due, pur non potendo contare più su un marito scomparso ormai da anni (e il cui posto sta tentando di conquistarselo, a fatica, un nuovo compagno, poliziotto di professione). Che questa famiglia sia composta da elfi – e che quel nuovo compagno sia metà uomo, metà cavallo – importa poco, anzi è un dettaglio messo appositamente in secondo piano, perché l’elemento fantasy ha una funzione accessoria nella pellicola scritta e diretta da Dan Scanlon, una funzione accessoria che poi è destinata a rivelarsi fondamentale e indispensabile, ma mai cuore della vicenda. E a dimostrarlo è un richiamo all’avventura dettato non dalla voglia di affermazione, o da chissà quale emergenza da fronteggiare, bensì dalla possibilità – magica e inattesa – di poter passare una piccolissima quantità di tempo con un padre andato via troppo presto e che entrambi i fratelli – per motivi diversi – hanno la necessità (per non dire urgenza) di incontrare (per intero).

Onward DisneyPer quanto immaginato per stupire e per destreggiarsi in un mondo in cui a dominare è la fantasia ed il mito, quello di Scanlon allora è un prodotto orientato a muoversi lungo modelli piuttosto semplici e conosciuti. Una storia scandita da tappe prevedibili, da risvolti preannunciati, ma che a prescindere da tutto ciò, riesce a mantenere la mano ferma e ad accumulare abbastanza carisma per non interrompere quel legame che, comodamente, instaura con lo spettatore. Lo fa attraverso strizzatine d’occhio che si concede nei confronti dei coming-of-age anni ’80 e di un classico – omaggiato ancor più spudoratamente – come “Weekend Con Il Morto”, utilizzati come fonte d’ispirazione (e furbizia) e come benzina, però sempre rispettati, evitando un potenziale abuso.
Certo, il suo target di riferimento magari non sarà collocabile tra i più alti, eppure oscillando tra battute leggere, sketch più o meno efficaci e alcuni momenti visivamente notevoli, il film guadagna ugualmente punti su punti, tenendo botta fino a un terzo atto dove fa uscire fuori i suoi colpi migliori, indirizzati tutti verso la sfera emotiva e sentimentale dei personaggi.

Non sarà il film Pixar per antonomasia, sicuramente.

Ma ciò lo avevamo intuito già da tanti fattori – interni e esterni – che ne avevano anticipato la visione. Tuttavia, pur giocando di rimessa, “Onward: Oltre La Magia” trova lo stesso – nell’esperienza, nel mestiere e nelle abilità del suo studio – gli spunti, le risorse e gli escamotage per non passare inosservato. Ed è una forza (incredibile) che – ad oggi – solo un marchio come la Pixar ha il privilegio e il potere di sfoggiare.

Trailer:

giovedì 20 febbraio 2020

The Boy: La Maledizione Di Brahms - Trailer Ufficiale Italiano

The Boy 2 Poster

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "The Boy: La Maledizione Di Brahms", il film diretto da William Brent Bell - sequel di "The Boy" - con Katie Holmes, Christopher Convery, Ralph Ineson, Owain Yeoman, Anjali Jay e Joely Collins, dal 19 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Ignara della terrificante storia della villa in cui si è trasferita, una giovane famiglia è pronta a iniziare una nuova vita. Qui il piccolo Jude trova un amico: una bambola di porcellana apparentemente innocua, che però prende vita ogni qualvolta le sue regole non vengono rispettate. Il legame tra il bimbo e la bambola si fa di giorno in giorno più morboso, fino a quando Liza (Katie Holmes) capisce che dietro quel volto lucido e sempre sorridente si nasconde in realtà una presenza oscura.
Riuscirà a risalire all'origine degli eventi inspiegabili e inquietanti che si manifestano nella casa e svelare la maledizione di Brahms?

mercoledì 19 febbraio 2020

Bombshell: La Voce Dello Scandalo - Trailer Ufficiale Italiano

Bombshell Film Theron

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Bombshell: La Voce Dello Scandalo", il film diretto da Jay Roach con Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie, Kate McKinnon, Connie Britton, Mark Duplass, Rob Delaney, Malcolm McDowell e Allison Janney, al cinema dal 26 marzo.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
"Bombshell" - tratto da uno scandalo realmente accaduto - mostra dall'interno il più potente e controverso impero televisivo di tutti i tempi e la vicenda delle donne che hanno distrutto l'uomo che lo creò.

La Sfida Delle Mogli - Trailer Ufficiale Italiano

ùLa Sfida Delle Mogli Kristin Scott Thomas

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "La Sfida Delle Mogli", il film di Peter Cattaneo - tratto da una storia vera e presentato all'ultima Festa Del Cinema Di Roma - con Kristin Scott Thomas e Sharon Horgan, dal 9 aprile al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
La vita della moglie di un militare al fronte può essere ingrata, ma non per Kate (Kristin Scott Thomas), che affronta lo stress e la monotonia della sua condizione con grazia e perseveranza. Kate infatti trova la sua libertà espressiva nel canto, al punto da riuscire a convincere un gruppo di mogli nella sua stessa condizione, a formare un coro: il Military Wives Choir che avrà un grande e inaspettato successo.
Ispirato ad una storia vera, Military Wives e il suo incredibile cast ci ricorda che è sempre possibile superare le proprie paure e affrontare le avversità della sorte creando un fronte di solidarietà comune.

martedì 18 febbraio 2020

Ritorno Al Crimine - Trailer Ufficiale

Ritorno Al Crimine Film Giallini

Presentato il trailer ufficiale di "Ritorno Al Crimine", il film di Massimiliano Bruno - sequel del precedente "Non Ci Resta Che Il Crimine" - con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gian Marco Tognazzi, Carlo Buccirosso, Giulia Bevilacqua, Massimiliano Bruno, Gianfranco Gallo e Loretta Goggi, dal 12 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Per inseguire una donna che scappa possono esserci varie ragioni, o è la donna della vita oppure è una che ha trafugato un sacco di soldi. E così Sebastiano, Moreno, Giuseppe e Gianfranco si ritrovano a Monte-Carlo sulle tracce della dirompente ragazza che aveva rapito il cuore di uno e i soldi di tutti. Ma nel frattempo la vita va avanti e prende strade inaspettate, e i quattro amici di sempre dovranno fare i conti con un marito, Ranieri, spregiudicato mercante d’arte, una figlia contesa, Lorella, e un boss, Renatino, più implacabile che mai e con un passato che torna con le pistole in pugno e intenzioni tutt'altro che pacifiche.

lunedì 17 febbraio 2020

Onward: Oltre La Magia - Trailer Finale Italiano

Onward Disney Pixar

Trailer finale italiano per "Onward: Oltre La Magia", il nuovo film Disney-Pixar diretto da Dan Scanlon con le voci - nella versione originale - di Tom Holland, Chris Pratt, Octavia Spencer e Julia Louis-Dreyfus, in sala dal 5 marzo.

Trailer Finale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Ambientato in un immaginario mondo fantastico, "Onward: Oltre La Magia" racconta la storia di due fratelli elfi adolescenti che si imbarcano in una straordinaria avventura per scoprire se nel mondo esista ancora un po’ di magia.

giovedì 13 febbraio 2020

Il Talento Del Calabrone - Trailer Ufficiale

Il Talento Del Calabrone Richelmy

Presentato il trailer ufficiale di "Il Talento Del Calabrone, l'opera prima di Giacomo Cimini con Lorenzo Richelmy, Sergio Castellitto e Anna Foglietta, dal 5 marzo nelle sale italiane.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Milano. Steph è un giovane DJ radiofonico sulla cresta dell’onda, molto popolare sui social media. Ogni sera conduce un programma radiofonico con un forte seguito durante il quale riceve chiamate dai fan. Una sera, una telefonata, però, lo raggela: uno sconosciuto dal sangue freddo annuncia in diretta di volersi togliere la vita, facendosi esplodere nel centro della città. Steph cerca di gestire la situazione: l’attentatore minaccia di farsi esplodere se il DJ non lo intratterrà in diretta. L’uomo, che si fa chiamare Carlo, sfida Steph in un duello di resistenza mentale. Nel frattempo, il nucleo investigativo dei Carabinieri guidato dalla risoluta Tenente Colonnello Rosa Amedei si mette sulle tracce del terrorista e scopre che il piano dell’uomo è molto più complesso di quanto lui stesso voglia mostrare: è l’atto di un uomo dotato di un’intelligenza superiore, capace di mettere in scacco un’intera città con una sola, semplice telefonata.

Magari - Trailer Ufficiale

Magari Poster Elkann

Disponibile il trailer ufficiale "Magari", il film diretto da Ginevra Elkann con Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Milo Roussel, Ettore Giustiniani, Oro De Commarque, Céline Sallette, Benjamin Baroche e Brett Gelman, in sala dal 26 marzo.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
MAGARI è una commedia sentimentale che racconta la storia di Alma, Jean e Sebastiano, tre fratelli molto legati tra loro che da Parigi, città in cui vivono nel sicuro, seppur bizzarro, ambiente alto borghese della madre di fede russo-ortodossa, si ritrovano scaraventati nelle braccia di Carlo, padre italiano, assente, anticonformista e completamente al verde che non ha alcuna idea di come badare a sé stesso, figuriamoci ai figli. Durante una vacanza di Natale passata in una casa al mare insieme a Carlo e alla sua collaboratrice Benedetta, in un momento di sospensione dalle loro vite vere, i nodi delle tensioni di famiglia vengono al pettine. Carlo scopre degli aspetti oscuri della sua ex moglie e dimostra ai suoi figli di essere un padre inaffidabile, ma incredibilmente carismatico e - nonostante le sfide e le tensioni quotidiane - la piccola Alma continua a credere fermamente che un giorno MAGARI la sua famiglia possa tornare a unirsi come un tempo.

mercoledì 12 febbraio 2020

Cattive Acque - La Recensione

Cattive Acque Ruffalo
Il prologo è da film horror.
Un gruppo di ragazzi elude il cancello di una proprietà privata e si concede la bravata di un bagno notturno, all'interno di un lago dalle sembianze sinistre. Un lago dal quale ci si aspetterebbe – per convenzione – la fuoriuscita di qualche creatura, di un mostro alieno (?), ma da cui, invece, vengono messi in fuga non appena due uomini in barca appaiono all'improvviso, rammentandogli l’infrazione. Siamo nel 1975 e l’azienda chimica DuPont ha appena cominciato ad inquinare le acque di Parkersburg, West Virginia, con gli scarichi produttivi del suo Teflon, il materiale – utilizzato prevalentemente per rendere le padelle antiaderenti – che gli consente di fatturare annualmente cifre astronomiche.

Sono i primi indizi di quanto andremo a vedere e del come un regista come Todd Haynes abbia intenzione di raccontarcelo: perché “Cattive Acque” è una storia vera, un fatto di cronaca e, in quanto tale, ha bisogno di mantenere il più possibile un approccio documentaristico, evitando tutte le trappole – commerciali - che questo modello di pellicole, inevitabilmente, pongono lungo il cammino. Quando saltiamo al 1998, allora, quel sapore di paura imminente lascia spazio al thriller, tendenzialmente a sfondo legal, ma non del tutto estraneo a delle tinte psicologiche. Perché quello che può fare Haynes – in attesa di arrivare a ciò che probabilmente lo ha attirato, convincendolo a prendere in mano il progetto – è proprio mettersi a saltellare tra i generi, a mescolare il ritmo, facendosi ispirare dai continui risvolti e dai pericolosi soggetti che l’avvocato Mark Ruffalo raccoglie e coinvolge, briciola su briciola, dopo essersi preso la briga di aiutare un campagnolo ostinato, convinto che nelle sue terre stesse accadendo qualcosa di particolarmente strano (e meschino).
Intuizione che aprì le porte a quello che sarebbe diventato da lì a qualche anno – ma facciamo decennio – uno dei casi legali più grandi della storia, con oltre settantamila persone vittime di avvelenamento e di malattie, per lo più incurabili.

Cattive Acque HaynesEppure non è per via di tale importanza che “Cattive Acque” intende giustificare il suo ruolo. No, quella è una gravità che pesa, ovviamente, ma che ad Haynes non interessa quanto come lo sviscerare quali fossero i motivi che portarono a una così grande dilatazione: puntando i fari su un sistema – quello Americano, certo, ma nel profondo quello capitalista – che, al di là delle evidenti prove scientifiche – e quindi scritte – e di una realtà – terribile – che le consolidava, proseguiva a proteggere e ad assecondare un’azienda chiaramente colpevole, ma di enorme valore (economico) nazionale. Di quelle, insomma, per cui vale la pena permettere il sacrificio di qualche essere umano.
E, allora, come fece Adam McKay ne “La Grande Scommessa”, anche qui c’è la voglia di gridare al mondo, di gridare ai cittadini, di piantarla di aggrapparsi al quel ragionamento secondo il quale le istituzioni, o i grandi colossi, non possano approfittarsi di loro e tradirli (come qualche ingenua vittima non smette di sostenere neppure di fronte alla verità). Il grido del Robert Bilott di Ruffalo – quando sconsolato, dice alla moglie Anne Hathaway, che l’unica soluzione ormai è quella di non fidarsi e di non perdere mai la forza di lottare – è un inno alla sopravvivenza che bisognerebbe appuntarsi e tenere perennemente in tasca.

Perché il mondo in cui viviamo è terribile, inaffidabile, governato da irresponsabili.
E quindi è obbligatoria una nostra supervisione; quella responsabilità che, magari, prima non ci toccava, che non avevamo e che avremmo preferito non avere mai, ma che per bene comune, giustizia e rispetto, è giunto il momento di imparare a sostenere.

Trailer:

lunedì 10 febbraio 2020

Diamanti Grezzi - La Recensione

Diamanti Grezzi Netflix
Howard Ratner è uno di quei uomini che – come si dice, in questi casi – non appena si muovono pestano una merda.
Uno scommettitore cronico, pieno di debiti, che continua a sognare la svolta trafficando diamanti e oggetti di valore che prende in prestito e non, dalla gioielleria che gestisce. Una gioielleria frequentata anche da persone di spicco, perché ad Howard non mancano gli agganci e perché si è appena fatto spedire dall'Etiopia un preziosissimo – a quanto pare – opale che dovrebbe vendere all'asta per sistemare i suoi casini, ma che per vantarsi mostra entusiasta al suo idolo Kevin Garnett – il giocatore dei Boston Celtic – il quale lo prende in prestito, convinto possa diventare suo portafortuna in campo.

Un completo disastro, quindi.
Incapace di mantenere l’ordine persino in famiglia, dove è in rotta con la moglie a causa di un’amante che lavora per lui e che mantiene in un secondo appartamento, e dove ha spezzato la corda tesa da suo cognato, il quale gli ha appena lanciato contro i suoi scagnozzi per farsi ridare indietro – con le cattive – i centomila dollari che gli spettano. C’è da capirlo, allora, se Howard tende ad andare sempre di corsa, a non fermarsi mai, a parlare di continuo – che sia al telefono o faccia a faccia – per giustificarsi, organizzare, convincere ed escogitare qualunque cosa possa fargli guadagnare tempo o denaro. Lui lo sa perfettamente di essere un perdente, ma come ogni perdente che si rispetti non ha la minima intenzione di mollare, di arrendersi. Sfida costantemente la sorte, e lo fa su più tavoli. E la sensazione – la nostra – è che in ogni momento questa possa fargliela pagare più di quanto non faccia o abbia già fatto. Per tutti questi motivi – e per altri, ancora – “Diamanti Grezzi” – che è la traduzione orrida dell’originale “Uncut Gems” – non si concede mai un momento di relax, di respiro, tirando dritto a cento all'ora dal suo fotogramma iniziale a quello finale.

Diamanti Grezzi SafdieAl volante un Adam Sandler versione ebreo newyorchese al quale si vorrebbe riempire la faccia di schiaffi; si vorrebbe sgridare, nonostante sotto sotto si faccia il tifo per lui, affinché le sue mosse e le sue ripetute e irrazionali azioni lo portino a raggiungere quella felicità e quella pace di cui – forse – è alla ricerca. Reazioni che evidenziano i tratti di un’interpretazione incisiva, raffinata, attraverso la quale il suo Howard riesce con una manciata di inquadrature a farsi quasi reale, vivente: non più personaggio, ma persona. Un’intuizione decisamente vincente da parte dei fratelli Safdie, a cui va il merito di aver saputo riscattare il precedente esercizio di stile di “Good Time” con una pellicola che stavolta ha ben chiare le sue direzioni; e dove regia, fotografia, ma anche e in gran parte sonoro, vanno a svolgere un lavoro fondamentale, creando quell'atmosfera e quello stato ansiogeno – e spesso nervoso – che accompagna noi e il protagonista per tutte le due ore e un quarto di durata.

Una maratona percorsa sul filo del rasoio verso la salvezza, la soddisfazione, verso la vita.
Parole che ci riguardano tutti da vicino e tramite le quali scegliamo di filtrare il comportamento e i valori (sbagliati) di Howard restando al suo fianco a prescindere, e incrociando le dita per tutta l’ultima parte del film.

Trailer:

Cambio Tutto! - Trailer Ufficiale

Cambio Tutto! Valentina Lodovini

Disponibile il trailer ufficiale di "Cambio Tutto!", il film di Guido Chiesa con Valentina Lodovini, Libero Di Rienzo, Dino Abbrescia, Andrea Pisani, Nicola Nocella, Claudio Larena, Flora Canto, Chiara Spoletini, Valeria Perri, Valentina D'Agostino e Neri Marcorè, dal 5 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Giulia ha 40 anni e vive nella frenesia di una grande città sottoposta a ogni tipo di stress. Ogni giorno si trova a dover combattere contro tutti: un nuovo capo senza alcuna esperienza e troppo incline a subire il fascino delle giovani impiegate, un compagno pittore squattrinato e approfittatore con un irrequieto figlio adolescente, una migliore amica presa solo da se stessa e dai suoi amori immaginari, e per non parlare della maledetta bilancia che segna sempre lo stesso peso nonostante la faticosissima dieta...
Giulia abbozza, trangugia, si piega, del tutto incapace di farsi rispettare. A nulla servono i tranquillanti che prende da tempo e, stremata, decide di rivolgersi a un counselor olistico, la cui faccia da un po' di tempo inspiegabilmente le appare ovunque. Quello che succede a Giulia quando esce dallo studio del carismatico terapeuta è una vera e propria deflagrazione e tutte le umiliazioni e la rabbia tenute dentro per troppo tempo rimbalzano all'esterno con centuplicata energia. Ma nella vita di Giulia sarà davvero tutto da cambiare?

Oscar 2020: And The Oscar Goes To...

Oscars 2020

La 92esima edizione degli Oscar è appena terminata, di seguito l'elenco dei vincitori:

Miglior Film: "PARASITE"

Miglior Regia: BONG JOON HO per "Parasite"

Migliore Attore Protagonista: JOAQUIN PHOENIX per "Joker"

Migliore Attrice Protagonista: RENEE ZELLWEGER per "Judy"

Miglior Attore Non Protagonista: BRAD PITT per "C'Era Una Volta A...Hollywood"

Migliore Attrice Non Protagonista: LAURA DERN per "Storia Di Un Matrimonio"

Miglior Sceneggiatura Originale: PARASITE

Miglior Sceneggiatura Non Originale: JOJO RABBIT

Miglior Film d’Animazione: "TOY STORY 4"

Miglior Film Straniero: "PARASITE" di Bong Joon Ho (Corea Del Sud)

Miglior Documentario: "AMERICAN FACTORY" di Steven Bognar e Julia Reichert

Miglior Fotografia: ROGER DEAKINS per "1917"

Miglior Scenografia: "C'ERA UNA VOLTA A...HOLLYWOOD"

Migliori Costumi: "PICCOLE DONNE"

Miglior Trucco e Acconciature: "BOMBSHELL"

Miglior Montaggio: "LE MANS' 66: LA GRANDE SFIDA"

Miglior Montaggio Sonoro: "1917"

Miglior Missaggio Sonoro: "AD ASTRA"

Migliori Effetti Speciali: "1917"

Migliore Colonna Sonora: "JOKER"

Migliore Canzone: (I'M GONNA) LOVE ME AGAIN da "ROCKETMAN"

Miglior Cortometraggio Live-Action: "THE NEIGHBOR'S WINDOW"

Miglior Cortometraggio Documentario: "LEARNIG TO SKATEBOARD IN A WAR ZONE (IF YOU'RE A GIRL)"

Miglior Cortometraggio d’Animazione: "HAIR LOVE"

venerdì 7 febbraio 2020

[OSCAR 2020] Deve Vincere / Vincerà - I Vincitori Di Inglorious Cinephiles

Oscars 2020

Allora, cominciamo?
Ah, no. Avete ragione.
Serve un cappello. Vabbè, ma è la solita, dai!
Quella cosa che io scrivo chi dovrebbe vincere l'Oscar secondo me e poi sotto scrivo chi, sempre secondo me, l'Academy premierà come vincitore.
Semplice.

Lineare.
Vale come cappello?

Dai, che tanto nemmeno li leggete i cappelli quando ci sono i pronostici. 
Andate tutti quanti a vedere direttamente quali sono, questi pronostici.
Quindi cominciamo?
Si, coi pronostici, intendo.
Dai...

Miglior Film
Deve Vincere: “Parasite”: perché secondo me è nettamente superiore a tutti i nove titoli presenti in lizza. Quella di Bong Joon Ho è la pellicola più centrata, più lucida e capace di dire tantissimo sui nostri tempi e di farlo onorando come meglio non si potrebbe il significato di cinema.
Vincerà: "C’Era Una Volta A…Hollywood": perché la dichiarazione d’amore di Quentin Tarantino al cinema che è stato e che, probabilmente, non tornerà mai più – con tanto di finale romantico e dolce – è piaciuta tantissimo sia al pubblico che alla critica statunitense, e questo potrebbe fare la differenza al momento della scelta.

Miglior Regia
Deve Vincere: “Parasite”: per coerenza e per merito non posso che ribadire quanto, anche tecnicamente, il film di Bong Joon Ho sia una spanna sopra a tutti. Non è una sorpresa la bravura del regista, ma forse mai come in questa occasione – con una storia così piena di colpi di scena e di eccellenti trovate – il suo talento emerge in tutta la sua grandiosità.
Vincerà: “1917”: perché se è vero che il film di Tarantino ha convinto tutti, anche quello di Sam Mendes è riuscito a conquistare: forse, anche in maniera fin troppo eccessiva rispetto a quanto meritava. E quindi, la mia sensazione, è che si possa scegliere di spaccare a metà i riconoscimenti, facendo torto a nessuno.
E poi questi piani sequenza (finti) lunghi-un-film non lasciano mai indifferenti.

Miglior Attrice Protagonista
Deve Vincere: Scarlett Johansson: perché, sarà per via di un film che ho apprezzato di più, ma in “Storia Di Un Matrimonio” dimostra che quando vuole sa essere un’attrice sorprendente. Ironica, drammatica, intensa, cose che non gli si vedevano fare da tanto, tantissimo tempo.
Vincerà: Renée Zellweger: perché la sua interpretazione in “Judy” è oggettivamente calzante, azzeccata e poi perché l’Academy tendenzialmente non lascia mai a bocca asciutta chi si presta a questo tipo di immedesimazioni.

Miglior Attore Protagonista
Deve Vincere: Joaquin Phoenix: perché il suo Joker è come ogni sua solita interpretazione: meraviglioso. E nonostante quest’anno una parte di me è convinta che toccherebbe a Leonardo DiCaprio vincere questo premio, un’altra sa perfettamente che Phoenix avrebbe meritato di vincerlo già in passato – e per molte volte – per cui già che ci siamo – e che DiCaprio l’ha vinto quando non lo meritava – è giusto che le cose vadano così.
Vincerà: Joaquin Phoenix: per quello che ho detto sopra e anche perché, nonostante il suo carattere lo abbia spesso penalizzato agli occhi dell’Academy, quest’anno Phoenix – aiutato da chi gli sta vicino – sta cercando di limitare le sue alzate di gomito, proprio perché sente che non è mai stato così vicino alla statuetta. E ha ragione.

Miglior Attrice Non Protagonista
Deve Vincere: Scarlett Johansson: perché se non vince l’altro, almeno questo glie lo dovrebbero dare. Ufficialmente per un film in cui il suo talento si nota meno (“Jojo Rabbit”), ma tecnicamente per la summa di un’annata in cui merita di essere celebrata.
Vincerà: Laura Dern: perché in certe occasioni esistono anche i trend e, in questo caso, si va per questa linea. Oggettivamente discutibile, considerato quanto poco faccia in “Storia Di Un Matrimonio” (e lungi da me mettere in discussione il talento della Dern, è), ma quando la maggioranza ai piani alti decide una cosa, di solito…

Miglior Attore Non Protagonista
Deve Vincere: Al Pacino: perché a quasi 80 anni davanti alla macchina da presa è ancora un leone, un gigante. Quando c’è lui in scena lo schermo scotta, vibra, come non accade con tanti altri attori, teoricamente, sulla cresta dell’onda. E in “The Irishman” è nettamente il più in forma del gruppo.
Vincerà: Brad Pitt: perché ad avere la meglio sarà sempre quel trend di cui sopra, che, sinceramente qui, mi fa un tantino più piacere. Penso che il meglio di Pitt lo abbiamo visto ne “L’Arte Di Vincere: Moneyball”, ma anche in “C’Era Una Volta A…Hollywood” ogni volta che c’è lui sono grasse risate e immenso divertimento, per cui…

Miglior Sceneggiatura Originale
Deve Vincere: “Parasite”: perché ormai sarà abbastanza chiaro che si tratti del mio pupillo, e pur cambiando di categoria, questo film non mostra il fianco a nessuno dei suoi avversari.
Vincerà: “C'Era Una Volta... A Hollywood”: perché se immaginiamo una serata in cui “Parasite” venga emarginato da una festa a tinte prevalentemente americane - pur meritando di più “Storia Di Un Matrimonio”, forse - le voci di corridoio vanno tutte in favore di un trionfo di Mr. Quentin.

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Deve Vincere: “The Irishman”: perché è nettamente la migliore della sua categoria. In assoluto. In teoria, se non ci fosse la variabile / discriminazione Netflix di mezzo, non bisognerebbe neppure starne a parlare, mentre invece alcune schermaglie degli ultimi mesi lasciano clamorosamente tutto aperto.
Vincerà: “Joker”: perché è la vittoria “scavalca-The-Irishman” che aprirebbe meno polemiche e meno delusioni. Parliamo comunque di un film che ha saputo convincere – più o meno – trasversalmente e che, se non lo si sottopone a un’autopsia accurata, può apparire come il candidato ideale.

Miglior Film Straniero
Deve Vincere: “Parasite”: senza che vi ammorbi ancora, le motivazioni sono sempre quelle, l’unica cosa che posso dire è che se non l’avete visto, correte a vederlo.
Vincerà: “Parasite”: perché se per le categorie Miglior Film e Miglior Regia dovesse andare come penso, almeno qui nessuno può impedire a questo fantastico film di prendersi il minimo di ciò che gli spetta.

Miglior Film D’Animazione
Deve Vincere: "Toy Story 4": perché lo ammetto, mi manca “Klaus: I Segreti Del Natale” e da qualche parte ho letto che possa essere un valido candidato. Gli altri però li ho visti tutti e, secondo me, nonostante non sia indiscutibilmente compiuto, il film della Pixar merita di vincere questo premio.
Vincerà: Dov'è Il Mio Corpo?: non me lo chiedete il perché, non lo so. Certe volte vado a sensazione, a istinto, e sento che quest’anno l’Academy deciderà di dare l’Oscar a questo film. A mio avviso non ottimo – come molti hanno scritto – ma abbastanza buono e, per certi versi, singolare.

Miglior Fotografia
Deve Vincere: “1917”: perché al film di Sam Mendes gli si può dire tutto e il contrario di tutto, ma il lavoro tecnico ed estetico compiuto da Roger Deakins è sotto gli occhi di chiunque (e da sempre). Girare un film in questo modo comporta non poche difficoltà e richiede non pochi stratagemmi (e accortezze) da utilizzare, e i professionisti in grado di sostenere sfide del genere si contano, forse, sulle dita di una mano.
Vincerà: “1917”: per quanto detto sopra e perché penso che questa pellicola porterà a casa la maggior parte dei premi tecnici per i quali è candidata.

Bene, detto questo, vi ricordo che la cerimonia di premiazione avverrà questo week-ed: nella notte tra domenica e lunedì. Quindi lunedì mattina troverete - dappertutto - la lista delle premiazioni ufficiali e, se volete, potrete confrontare com'è andata, con come pensavo io che sarebbe andata e, infine, con come avrei voluto che andasse.
Si, sembra uno scioglilingua, ma ho ricontrollato e ha senso!
Stay tuned!

giovedì 6 febbraio 2020

[HOME VIDEO] Joker - La Scalata Del Villain Approda In Home Video

Joker Film Phoenix

Dopo aver vinto il Leone d’Oro all'ultimo Festival di Venezia, sbancato i botteghini delle sale di tutto il mondo e accumulato ben undici nomination ai prossimi premi Oscar, il “Joker” di Joaquin Phoenix, scritto e diretto da Todd Phillips, arriva finalmente anche in home video (disponibile nei formati dvd, blu-ray, 4K ultraHD e streaming legale).

La storia – per chi ancora non la conosca – è quella di Arthur, ultimo degli ultimi, che in una Gotham City in cui la distanza tra ricchi e poveri ha assunto differenze abissali – somigliando molto, quindi, alla realtà che ci circonda – comincia a subire ingiustizie su ingiustizie che lo portano ad amplificare i sintomi della sua malattia mentale e ad evolversi in quel famoso e affascinante villain che ormai tutti conosciamo.

È un finto cine-comic, allora, quello proposto da Phillips.
Una storia che avrebbe avuto senso anche se al posto di Joker fosse stata intitolata semplicemente Arthur: sebbene in queste vesti, magari, avrebbe rischiato di perdere molto di quel fascino guadagnato di riflesso. Sono fortissime, infatti, le influenze di Martin Scorsese e dei suoi “Re Per Una Notte” e “Taxi Driver”, all'interno della trama: cesellate peraltro dalla partecipazione per niente casuale di un Robert De Niro che ricorda vagamente un Rupert Pupkin, navigato e affermato. In quella che vuole essere - volontariamente - una pellicola assai ambiziosa e radicata nel nostro presente, e che da qui a pochi giorni rischia di venir promossa come la migliore dell’anno dalla giuria dell’Academy.
E a voi, nel frattempo, non resta che ripassare o – nei casi più critici – mettervi in paro (anche al cinema se volete, perché da oggi il film torna anche in sala).

Joker Home Video

Il DVD, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 1,85:1 Anamorfico
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese Non Udenti, Tedesco Non Udenti, Francese, Olandese
Contenuti Speciali: Please Welcome...Joker!
Durata: 116 minuti
Confezione: Amaray
Produttore: Warner
Distributore Home Video:Warner Home Video
Data di Uscita: 06 Febbraio 2020

mercoledì 5 febbraio 2020

Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Minions 2 Film

Teaser trailer ufficiale italiano di "Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo", il sequel di "Minions" diretto da Kyle Balda e Brad Ableson con la voce - in originale - di Steve Carell, dal 27 agosto al cinema.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Quest'estate, dal più grande franchise d’animazione di tutti i tempi, nonché fenomeno culturale globale, arriva la storia inedita del sogno di un dodicenne di diventare ‘Cattivissimo’, in Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo.

Birds Of Prey - La Recensione

Birds Of Prey FilmL’obiettivo era uno: salvare il salvabile.
Che in un pasticcio sconclusionato come quello di “Suicide Squad”, in parole povere significava inventarsi qualcosa per trattenere il personaggio di Harley Quinn. O, meglio ancora, per trattenere le curve e la bellezza di una star come Margot Robbie.
Non è un mistero che al momento l’attrice – a Hollywood e non solo – goda di una certa attenzione e di un certo appeal, e che la sua versione della psicologa votata alla pazzia per colpa del Joker porti con sé una miriade di potenzialità, e fantasie di varia natura, che difficilmente potevano essere ereditate – senza andare in perdita – da una qualsivoglia sostituta.

Ma alla Warner sapevano che ciò non poteva bastare; che poteva essere al massimo un punto di partenza, specialmente nel periodo in cui movimenti come il #metoo e il #timeisup stanno influenzando scelte e produzioni, ammonendo pubblicamente episodi gratuiti di maschilismo e disparità di genere. E allora come rispondere a tutto ciò? Come unire l’utile al dilettevole? La realtà dei fatti con il politically correct? Semplice, con una pellicola che parla di donne sottomesse agli uomini – in amore, professionalmente, per timore e via dicendo sotto ogni declinazione – che per motivi diversi decidono di reagire alla loro condizione e poi, addirittura, di fare gruppo: dimostrando alla specie alfa dell’altro sesso di non detenere il monopolio del potere. Un risvolto furbo, insomma, secondo alcuni ruffiano, magari, ma se innestato in un contesto fumettistico, e cavalcato in un certo modo, neppure eccessivamente da condannare. A dare una mano, poi, c’è anche quel pizzico di follia spiritosa sostenuta da una cornice altamente pop, disegnata appositamente per estremizzare i toni e strizzare di continuo l’occhio allo spettatore. Una missione apparentemente compiuta, verrebbe da dire. Apparentemente, però. Perché c’è sempre quel nodo relativo alla narrazione che, rispetto al suo predecessore, “Bird Of Prey” migliora, snellisce, ma dimostra ancora di non riuscire a controllare: facendosi più chiaro nella teoria che nella pratica.

Birds Of Prey FilmForse paga il non essere stato pensato negli ultimi due mesi il film diretto dalla regista – donna, ovviamente – Cathy Yan. Paga il non aver vissuto in terza persona il collasso dei blockbuster che nelle ultime settimane – dopo il caos Star Wars – ha portato l’industria cinematografica americana a riflettere se non sia il caso di tornare a sedersi al tavolo e riflettere su come – forse – sono cambiati (o si sono saturati) i gusti degli spettatori. Una cosa, tuttavia, è inconfutabile: lo spettacolo da luna park fine a sé stesso comincia a vacillare, a non garantire più quei frutti che per un lungo periodo di tempo aveva concesso. E sotto questo aspetto “Bird Of Prey” perde parecchie chances, perché di incentivi per non trastullarsi e dare spessore ai suoi personaggi ne aveva a bizzeffe: avrebbe potuto dar vita a un immaginario e a un universo femminile di tutto rispetto e contrapporsi a quello Marvel, maschile, capitanato dagli Avengers. Invece finisce col sottovalutarsi, col giocherellare, che – attenzione – non c’entra nulla col non prendersi troppo sul serio. Non rispetta i suoi protagonisti, non rispetta il suo villain – meritava un trattamento migliore – né tantomeno quella sorellanza che sbandiera e di cui si fa ambasciatore.

Per cui se l’obiettivo era uno ed era salvare il salvabile, è evidente che non lo si è portato a casa con successo. Si è riusciti a tirare fuori una seconda possibilità dalle macerie, forse, ma a guardare il risultato, onestamente, si fatica a pensare di trovarsi di fronte a una costruzione stabile.

Trailer:

Un Amico Straordinario - La Recensione

Un Amico Straordinario Hanks
Quando appare Tom Hanks con quell'aria accomodante, pacata, che si rivolge a noi guardando dritto in camera, identificandoci come fossimo dei bambini, il pensiero (mio, almeno) va automaticamente a una persona: Giovanni Muciaccia. Sarà il maglioncino rosso, sarà quel buonismo strabordante e infantile – qui alimentato da alcuni pezzi canori – ai limiti della credibilità: fatto sta che, come riferimento, quello del conduttore di Art Attack, resta il più plausibile per inquadrare a grandi linee una figura a noi così estranea come quella di Fred Rogers.

Un presentatore educativo, affidabile, poliedrico, a suo agio e comodo nell'assumersi la responsabilità di – e sono parole sue – aiutare i più piccoli a gestire positivamente le loro emozioni. Un fardello non poco indifferente, che l’uomo sembra portare con sé anche al di là della macchina da presa, al di là dello show. Ad accorgersene è Lloyd, il giornalista incaricato di scrivere un pezzo di 400 parole su di lui, con il vizietto di “smascherare”, o comunque gettare fango, su chiunque accetti di sottoporsi alle sue domande (tant’è che nessuno vuole più farsi intervistare da lui). E se ne accorge quando prova in tutti i modi a fargli cadere quella che, secondo il suo punto di vista, è una maschera; quando lo scruta da lontano, lo studia, cercando ossessivamente una falla, ma finendo puntuale col passare da carnefice a vittima. Si, perché Fred nel suo essere tanto accogliente e formalmente puro – cosa che spesso fa rima con inquietante – riesce a stuzzicare e – in più di un’occasione – a mettersi in contatto con la parte bambina di Lloyd; con un passato che ancora lo tormenta, lo condiziona e che gli impedisce di vivere serenamente la sua vita di uomo, di marito e di padre.

Un Amico Straordinario FilmOggettivamente è una storia semplice, allora, quella raccontata da “Un Amico Straordinario”. Una storia riassumibile, volendo, con una manciata di parole: un uomo in crisi, carico di rabbia repressa, ne incontra un altro che lo aiuta a capire meglio (e a lavorare su) determinati aspetti del suo carattere e della sua vita. Eppure si viene travolti da qualcosa di strano durante la visione, da una presenza sinistra, a tratti disturbante: sono le ombre – prodotte da pause, inquadrature e suoni – utilizzate per mettere in discussione l’onestà e la veridicità del Rogers di Hanks, che molto spesso risulta talmente angosciante, da scavalcare persino il conflitto principale che vede Lloyd provare a ricucire il rapporto logoro che ha con suo padre. Sono le ripercussioni di una bontà che, in quantità estreme come questa, ci sembra automaticamente impossibile, simulata, aliena. Saranno i tempi che corrono, forse, o sarà che Fred Rogers aveva trovato una consapevolezza e un equilibrio – per la maggior parte di noi lontanissimi – che gli permettevano di sfogare le sue brutte giornate e i suoi cattivi pensieri, gestendoli emozionalmente in maniera efficace (positiva, appunto), ma evitando che interferissero coi suoi rapporti umani.

Un atteggiamento ai limiti della robotica, per certi versi, che rischia di rimanere una chimera, a prescindere dalle sue fattibilità. Ma un atteggiamento, anche, che consente alla regista Marielle Heller di giocare quanto basta con la narrazione e con il cinema, per portare a casa una pellicola – che, ricordiamolo, è tratta da una storia vera – trascinante, persuasiva e più complessa della sua (apparente) semplicità.

Trailer:

martedì 4 febbraio 2020

Dopo Il Matrimonio - Trailer Ufficiale Italiano

Dopo Il Matrimonio Julianne Moore

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Dopo Il Matrimonio", il film di Bart Freundlich con Michelle Williams, Julianne Moore e Billy Crudup, dal 27 febbraio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Dopo il matrimonio è il racconto potente di un grande amore, quello che lega due donne ad uno stesso uomo, quello che ogni madre prova nei confronti della propria figlia. Un viaggio improvviso è destinato a cambiare le sorti di tutti i protagonisti della storia. Due donne e due mondi diversi a confronto, l’una manager newyorkese di successo, l’altra un’idealista alla ricerca di fondi per l’orfanotrofio di cui si occupa in India, un mistero da svelare che fa da filo conduttore.

lunedì 3 febbraio 2020

Sola Al Mio Matrimonio - Trailer Ufficiale Italiano

Sola Al Mio Matrimonio Film

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Sola Al Mio Matrimonio" il film di Marta Bergman con Alina Șerban, Tom Vermeir e Viorica Tudor, dal 5 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Pamela, giovane Rom insolente, spontanea e piena di ironia, non assomiglia a nessun'altra ragazza della sua comunità. Vive con sua nonna e la sua bambina, ma sogna la libertà e mondi da esplorare. Rompendo con le tradizioni che la soffocano, parte alla volta dell'ignoto con tre sole parole di francese, un bagaglio e la speranza di un matrimonio in Belgio per cambiare il suo destino e quello di sua figlia. Per conoscere il mondo ed essere libera e indipendente.

Mulan - Trailer Finale Italiano

Mulan 2020 Poster

Trailer ufficiale finale e italiano per "Mulan", la versione live-action del classico Disney diretto da Niki Caro con Yifei Liu, Donnie Yen, Jason Scott Lee, Yoson An, Gong Li e Jet Li, al cinema dal 26 Marzo 2020.

Trailer Finale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Quando l’Imperatore della Cina decreta che un uomo per ogni famiglia dovrà arruolarsi nell’Armata Imperiale per difendere il Paese dall'attacco di invasori provenienti dal Nord, Hua Mulan, la figlia maggiore di un rispettato guerriero, prende il posto del padre malato. Dopo essersi travestita da uomo ed essersi arruolata con il nome di Hua Jun, Mulan verrà messa alla prova in ogni momento del suo cammino e dovrà trovare la propria forza interiore e dimostrare tutto il suo autentico potenziale. Nel corso di questo epico viaggio si trasformerà in una stimata guerriera guadagnandosi il rispetto di una nazione riconoscente e l’orgoglio di un padre.

sabato 1 febbraio 2020

Fast & Furious 9 – Trailer Ufficiale Italiano

Fast & Furious 9 Vin Diesel

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Fast & Furious 9", l'ennesimo capitolo della saga con Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Chris “Ludacris” Bridges, John Cena, Jordana Brewster, Nathalie Emmanuel, Helen Mirren e Charlize Theron, dal 21 maggio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


mercoledì 29 gennaio 2020

Honey Boy - Trailer Ufficiale Italiano

Honey Boy Shia LaBeouf

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Honey Boy", il film di Alma Har'El - basato sull'infanzia di Shia LaBeouf e passato al Sundance Film Festival, ma pure all'ultima Festa Del Cinema Di Roma - con Shia LaBeouf, Noah Jupe, Lucas Hedges, Fka Twigs e Byron Bowers, dal 5 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Da una sceneggiatura di Shia LaBeouf, basata sulle sue esperienze personali, la pluripremiata regista Alma Har’el porta in vita l'infanzia burrascosa e i primi anni dell’età adulta di un giovane attore, mentre lotta per riconciliarsi con suo padre attraverso il cinema e i sogni. Portando in scena il passaggio dall’infanzia alla celebrità, e i successivi momenti della riabilitazione e della guarigione in età più adulta, Har’el sceglie Noah Jupe e Lucas Hedges per vestire i panni di Otis Lort, che si addentra nelle diverse fasi di una frenetica carriera. LaBeouf affronta la sfida audace e terapeutica di interpretare suo padre, ex clown di rodeo e criminale. L’artista e musicista FKA Twigs fa il suo debutto come attrice, interpretando la vicina - spirito affine del giovane Otis - del motel in cui vive il ragazzo. Il primo lungometraggio di Har’el è una collaborazione unica nel suo genere tra regia e soggetto, che esplora ì l'arte come terapia e l'immaginazione come speranza.

martedì 28 gennaio 2020

Volevo Nascondermi - Trailer Ufficiale

Volevo Nascondermi Germano

Disponibile il trailer ufficiale di "Volevo Nascondermi" il film diretto da Giorgio Diritti - in concorso al 70° Festival Internazionale del Cinema di Berlino - con Elio Germano, dal 27 febbraio al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Volevo nascondermi… ero un uomo emarginato, un bambino solo, un matto da manicomio, ma volevo essere amato.
Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo.
El Tudesc”, come lo chiama la gente, è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po.
Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere. Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia.
L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

venerdì 24 gennaio 2020

Figli - La Recensione

Figli Mattia Torre
In principio era un monologo (questo). Ma l’idea di fare di quelle comiche verità un film a tutti gli effetti, Mattia Torre, l’aveva già bella che messa in cantiere. Ultimata, praticamente. Tant'è che uno dei dispiaceri più grandi che seguirono la sua scomparsa fu proprio la mancata regia che, a breve, avrebbe dovuto prendersi in carico.
Un carico che, inevitabilmente, diventò importantissimo per chi restava. Pesante, magari, ma comunque da portare a compimento perché parte di un’eredità, delle volontà di un uomo – e di un amico – che, come mi capitò di scrivere a ridosso della triste notizia, ci mancherà tantissimo.
Anche a noi che, personalmente, non l’abbiamo mai conosciuto.

Perché lo sguardo che aveva Torre su di noi, sul nostro paese e sul quotidiano era uno sguardo speciale, visionario forse, ma dotato della capacità disarmante di tramutarsi facilmente in uno specchio: uno specchio nel quale tutti riuscivamo a vedere (un pezzo di) noi stessi. Una maniera grottesca di raccontarci che a lui riusciva quasi in forma spontanea, probabilmente intrinseca del suo carattere, chi lo sa, ma abilissima a farci sempre ridere di pancia, di gusto, e contemporaneamente a metterci una puntina a disagio: perché quelle bruttezze, quelle aberrazioni di umanità e di egoismo ce le avevamo (e ce le abbiamo) dentro, ed era inutile mentire. E in “Figli” capita lo stesso, con il Nicola di Valerio Mastandrea e la Sara di Paola Cortellesi che fingono una calma apparente, a fronte della preoccupazione verso un secondo figlio in arrivo che per svariati motivi non potrebbero permettersi: e non si tratta (solo) di motivi economici, quanto di un equilibrio (vitale e famigliare) che rischia seriamente di collassare. Allora fingono, si mentono a vicenda e mentono a loro stessi, affrontando la situazione ottimisti di una razionalità che non hanno e che alle prime difficoltà si ricorderanno di non avere, deflagrando in una crisi di coppia che, se non fosse per le estremizzazioni tipiche di Torre, farebbe invidia a quella di Adam Driver e Scarlett Johansson in “Storia Di Un Matrimonio”.

Figli MastandreaEppure, i figli, sono la briciola del problema.
L’epicentro del disastro si trova a monte. Quel monte che Nicola e Sara impacciatamente ci provano a scalare, a un certo punto e presi dalla disperazione, ma che non hanno l’allenamento e le forze per potere affrontare. Ed è qui che entra in gioco la realtà, la difficoltà di riuscire ad adattarsi e di accettare la condizione dell’oggi: influenzata da una precarietà che non ci consente più di vedere in giro quelle famiglie incoraggiate dal periodo post-guerra e dal boom-economico. Colpa delle generazioni precedenti, insomma, di quei vecchi che Torre attacca e che poi fa difendere, in una delle scene più memorabili (e significative) della pellicola; quei vecchi a cui la nostra generazione (l’Italia?) è costretta ad aggrapparsi, sebbene non sia per nulla scontato che possa trovare l’appoggio (totale) di cui ha bisogno. Perché, alla fine, la salvezza – quella vera – la dobbiamo trovare dentro di noi, cominciare a cercarla nelle piccole cose, imparando l’arte inestimabile di accettare e di restare. Imparando a comunicare, perfino: che è faticosissimo.

E si, a tratti, sembra quasi un testamento, è vero. Un testamento sincero e bellissimo.
Sembra, però, perché in realtà Torre ottimista e affettuoso nei nostri confronti lo è stato ogni volta, in ogni suo monologo, spettacolo, o creazione. Per questo gli abbiamo sempre voluto bene a prescindere, per questo riuscire a rivedere il suo spirito in “Figli” – che è diretto egregiamente da Giuseppe Bonito – ci riempie di gioia, così come ci riempie di gioia sapere che i suoi amici non smetteranno di proporre (e di registrare, pare) i suoi testi ancora e ancora (forse addirittura qualcuno inedito).
Celebrandolo e moderando, così, il vuoto della sua assenza.

Trailer:

giovedì 23 gennaio 2020

[HOME VIDEO] Yesterday - In Home Video Il Film Scritto Da Richard Curtis e Diretto Da Danny Boyle

Yesterday Boyle

Terminata la proiezione, mentre camminavo verso casa, ripensando a “Yesterday” percepivo solo una semplice e sana certezza: “Vivere in un mondo scritto (ma pure diretto) da Richard Curtis sarebbe una soddisfazione davvero niente male. Una gioia!
E il film in cui un corto circuito improvviso contribuisce a cancellare dalla memoria del mondo il famoso gruppo di Liverpool, stava lì a rappresentare l’ultima goccia di un vaso già pieno d’amore: quello per un autore che, molto spesso, quando sceglie di raccontarci una storia, ci fa prima sorridere, poi emozionare e, infine, venire voglia di abbracciarlo.

Se non avete avuto modo di vederlo al cinema, “Yesterday” ora è disponibile in home video in tutti i formati possibili – blu-ray, dvd, streaming legale – ed è una commedia romantica che Curtis ha scritto, affidando la regia a un Danny Boyle – si, quello di “Trainspotting” – che, forse giustamente, forse meno, cerca in tutti i modi di non rubare la scena a un copione allestito per fare egregiamente il suo dovere e per intrattenerci come di rado capita di questi tempi.

Del resto gira tutto attorno ad un quesito, la pellicola: Come sarebbe un mondo senza i Beatles?
Una domanda a cui rispondere è più complicato del previsto, anche perché qui, in realtà, non si cerca neanche di andare troppo a fondo per risolvere con precisione il mistero. Diventa un pretesto, semmai; un pretesto per far emergere quei sentimenti sinceri e universali, che in qualche modo ci toccano tutti da vicino.
Semplificandoci la risposta ad un altro quesito, che magari un giorno qualcuno potrebbe rivolgerci: Come sarebbe un mondo senza Richard Curtis?
E, qui, una risposta ce l'avremmo, eccome, perché si tratterebbe, sicuramente, di un mondo freddo, privo di umorismo e che nessuno, probabilmente, avrebbe voglia (né interesse) di conoscere o di vivere.

Yesterday Blu-Ray

Il Blu-Ray, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,40:1 Anamorfico 1080p
Tracce Audio: 7.1 Dolby Digital Plus: Italiano, Giapponese - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano Inglese Non Udenti Giapponese
Contenuti Speciali: Finale Alternativo e Scene Tagliate Con Altre Canzoni Dei Beatles Interpretate da Himesh Patel; Ed Sheeran: Dagli Stadi al Grande Schermo; Maga Della Commedia: Kate McKinnon Live agli Abbey Road Studios e Molto Altro...
Durata: 116 minuti
Confezione: Amaray
Produttore: Universal
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 21 Gennaio 2020

venerdì 17 gennaio 2020

[LIBRI] Fedele A Me Stesso - Alla Scoperta Di Clint Eastwood

Clint Eastwood Fedele A Me Stesso

In molti lo avrebbero candidato come potenziale pistola più veloce del west, ma questo era prima di vederlo all'opera dietro la macchina da presa.
Stiamo parlando dell’ispettore Callaghan e del cowboy Clint Eastwood che nel libro edito da minimum fax – intitolato “Fedele A Me Stesso” – si racconta attraverso una serie di interviste, svelando alcuni dettagli non proprio noti sulla sua poliedrica carriera. Attore, regista, produttore, compositore, sulle sceneggiature lascia fare agli altri, anche se confessa di avere aiutato Sergio Leone a sfoltire quella di “Per Un Pugno Di Dollari” che a quanto pare si preoccupava troppo di fornire informazioni sul suo personaggio agli spettatori: e queste – dice Eastwood – sono atteggiamenti tipici dei film di serie-b. È un profilo ruvido il suo, apparentemente di poche parole, ma se correttamente incalzato e spronato mai avido di parole e di rivelazioni. Fondamentalmente un buono, insomma, un uomo che del giustiziere e della figura repubblicana tosta e intollerante che gli è stata cucita addosso dai media, ha poco e niente; che sul set ama ascoltare i consigli di tutti i suoi (fidati) collaboratori, perché l’idea interessante (o migliore) può venire a chiunque.

Si è guadagnato carta bianca e fiducia nel corso del tempo Eastwood, rinunciando alla comfort-zone dei suoi ruoli più iconici, per sperimentare il mestiere della regia: che inizialmente gli è stato concesso esclusivamente se continuava a restare davanti la macchina da presa, ma che poi è riuscito a conservare a sue condizioni, con pellicole di successo – e non – realizzate a tempo di record e a budget ridottissimo. Nel libro ci svela il suo metodo di lavoro, il suo credo per ottenere il massimo dagli attori e dal set, non tenendo a freno la lingua quando è il turno di fare due chiacchiere su Hollywood (sulle politiche e sul sistema) e su un cinema che già negli anni ’70 prometteva il cambiamento – in negativo – che stiamo vivendo.

Eastwood, però, a quel cambiamento non si è mai piegato. Piuttosto ha preferito ridurre i suoi compensi e continuare a fare il suo cinema di stampo classico, conservando la malinconia di chi non rinnega il presente, ma rimpiange un passato dove le cose erano certamente più facili e più pratiche.
Una filosofia con la quale molto spesso ci si ritrova a patteggiare, ad andare d’accordo, e non per timore di fare infuriare un volto che converrebbe tenere dalla propria parte, ma perché ogni opinione, ogni pensiero sviscerato, è accompagnato da riflessioni lucide, sincere e intelligenti.
Che fanno il paio, in sostanza, con la morale e la poetica di una filmografia strepitosa che – come dimostra l’ultimo “Richard Jewell – non vuole smettere di stupire.

giovedì 16 gennaio 2020

1917 - La Recensione

1917 Mendes
Confessa di non aver trovato più nessun progetto interessante Sam Mendes, da quando ha deciso di dire addio alla saga di James Bond. Che ogni sceneggiatura che gli capitava sotto mano sentiva non essere quella giusta, stimolante abbastanza per tornare in sella, e che, a un certo punto, qualcuno gli ha consigliato che, forse, avrebbe fatto meglio a fare da sé: a scriversela da solo.
E così ha fatto, alla fine. Perché “1917” nasce dalle memorie di suo nonno soldato; da un episodio – incredibile – accaduto realmente durante la Prima Guerra Mondiale; un episodio che, per come è stato ricostruito, ci aiuta a capire anche molto bene quale fosse il tassello che disperatamente il regista stava cercando per convincersi a tornare dietro la macchina da presa.

Voleva mettersi alla prova, a quanto pare Mendes. Andare oltre i propri limiti. E per farlo ha concepito (aiutato in sceneggiatura da Krysty Wilson-Cairns) una storia che prende – o perlomeno sembrerebbe – spunto dal “Dunkirk” di Christopher Nolan, in termini narrativi e di genere, e dal “Revenant: Redivivo” di Alejandro González Iñárritu, per quel che concerne le difficoltà e il livello dell’impresa da portare a casa. Un (finto) piano sequenza (che poi sono due) di oltre centoventi minuti che segue due giovani soldati britannici sfidare il tempo e le insidie di un conflitto ancora in bilico, per fermare l’attacco di un battaglione di 1600 uomini prossimo a cadere in un’imboscata tedesca. Una missione (considerata da molti) suicida; una corsa sfrenata capace di raccontare la guerra attraverso ciò che lascia alle spalle (e quindi aree desertiche, cadaveri, rifugi e trappole preventive), ma pure entrandoci dentro fisicamente, raffigurandola nel vivo: come dimostrano alcune scene – in particolare una in cui ci scappa il morto – oggettivamente impressionanti e ai limiti del documentaristico. Un lavoro tecnicamente impressionante, ineccepibile, nel quale è impossibile non intercettare l’enorme apporto fornito da un direttore della fotografia immenso come Roger Deakins, eppure un lavoro che dimentica – purtroppo – quanto l’esercizio di stile spesso non sia sufficiente quando a mancare è quel senso di empatia, di calore, ottenibile solo tramite lo sfruttamento del cosiddetto lato umano.

1917 FilmC’è un motivo, del resto, se a funzionare meglio e a coinvolgere, in “1917”, sia il suo primo spaccato: quello dove i destini di Schofield e Blake – gli uomini scelti – si tengono per mano, si scontrano, reagendo alla paura e all'orrore circostante con il consolidamento di un’amicizia che fino a quel momento era poco più di un’alleanza. In quel frangente la pellicola si sporca le mani davvero, ci mette il fango, la polvere, il sangue e solo dopo l’elemento estetico e visivo che serve a farle da accompagnamento. Un ordine – corretto – di pensiero che il corso degli eventi sembra non riuscire a conservare, ribaltandolo e modificandolo con una seconda parte che sarebbe ingeneroso descrivere come da videogioco, ma che per certi versi aiuterebbe a rendere chiaro il concetto. I ritmi aumentano, infatti, ma con loro anche una certa dispersione e la mancanza di appigli per un gancio emotivo: con nuovi personaggi che non sempre arrivano ad aiutare il flusso della trama, finendo in sostanza col penalizzarla sensibilmente.

Perché sì, lo sforzo di immergere – persino letteralmente – lo spettatore nel conflitto, facendolo sentire parte integrante dello stesso, va bene e centra l’obiettivo, indiscutibilmente. Ma l’esperienza cinematografica deve poter conservare, comunque, un sapore diverso, superiore alla fedele riproposizione della realtà, tenendo conto di un trasporto che ha bisogno essenziale della visceralità.
Dettaglio che a Mendes, stavolta, forse interessava meno.

Trailer:

mercoledì 15 gennaio 2020

Bloodshot - Trailer Ufficiale Internazionale Italiano

Bloodshot Vin Diesel

Disponibile il trailer ufficiale internazionale italiano di "Bloodshot", il film diretto da Dave Wilson - tratto dal fumetto bestseller - con Vin Diesel, Guy Pearce, Eiza González, Sam Heughan, Toby Kebbell, Talulah Riley, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Siddharth Dhananjay, Lamorne Morris e Alex Hernandez, dal 26 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Internazionale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Un soldato ucciso durante una missione viene riportato in vita dalla RST corporation. Grazie ad un insieme di nanotecnologie, Ray acquisisce una forza incontrollabile e la possibilità di rigenerare i propri tessuti instantaneamente. La compagnia ha però preso possesso non solo del suo corpo, ma anche della sua mente e della sua memoria, e Ray non sa più cosa è vero e cosa no, ma è sua intenzione scoprirlo.

martedì 14 gennaio 2020

Richard Jewell - La Recensione

Richard Jewell EastwoodL’attenzione di Clint Eastwood, negli ultimi anni, è calata profondamente nell'esplorazione di storie vere (americane) dove uomini normali si sono trovati, loro malgrado, a rendersi protagonisti di grandi imprese. Un filone cominciato nel 2016 con “Sully”, proseguito due anni dopo con “Ore 15:17: Attacco Al Treno” e che potrebbe chiudersi – come continuare, chi lo sa? – con l’arrivo di questo “Richard Jewell”.
La composizione di una trilogia ideale, che specie nei due apici, al momento, si è ritrovata casualmente (ma, forse, neanche tanto) a porre l’accento sulle conseguenze terribilmente assurde che hanno visto i cosiddetti eroi, trasformarsi velocemente in potenziali terroristi (o demoni) da smascherare.

Perché raccontando le loro storie, entrandoci dentro, da vicinissimo, Eastwood in realtà racconta anche e inevitabilmente il suo paese: le contraddizioni che lo dominano e quel carattere un po’ impulsivo, quanto brutale, che ne evidenzia i punti deboli e le paure che, solitamente, finge di mettere sotto al tappeto. Un comportamento che – e questo ce lo dice proprio “Richard Jewell” – prescinde dallo shock scaturito dall’attacco alle Torri Gemelle; che fa parte di un’indole ossessionata dalla caccia al nemico, al punto da vederlo ovunque, costantemente, persino dentro casa. Era il 1996, infatti, quando la guardia di sicurezza Richard Jewell intercettò uno zaino sospetto durante le Olimpiadi estive ad Atlanta, avvisò i suoi colleghi del pericolo e limitò i danni di un’esplosione che avrebbe potuto certamente provocare assai più di un morto e 111 feriti. Eppure questo non bastò a scagionarlo, a fare di lui un esempio, il patriota per eccellenza, tutt’altro: portato in cielo dai media, diventò in pochi giorni il primo sospettato dell'attentato. Fu accerchiato dall'FBI, ingannato, interrogato, spiato e costretto, infine, a tutelarsi con un avvocato per non sopperire al circo mediatico e alle pressioni di chi voleva a tutti i costi trovare un colpevole e dimostrare la propria autorevolezza.

Richard Jewell EastwoodIl suo problema, probabilmente, era da attribuire al phisique du role (l'eroe, del resto, ha una sua composizione, ormai).
Ad un background che lo aveva visto essere rifiutato svariate volte da quel ruolo di agente cui ambiva e da episodi leggermente equivoci che ne avevano messo in discussione integrità mentale e attendibilità. Ma tutto, ogni singolo dubbio, era basato su un’unica base: il pregiudizio. Non c’erano prove su Jewell: nemmeno una. Né legata agli eventi di Atlanta, né a precedenti sul lavoro che avrebbero potuto fare di lui un profilo ambiguo. E, forse, sono stati questi presupposti a muovere Eastwood verso di lui, verso la sua parabola, il suo dolore. Quello che, a un certo punto, riesce a uscire quasi fuori dallo schermo e a toccarci in prima persona, quando Kathy Bates, esausta da ciò che è costretta a subire (braccata dalle due maggiori potenze mondiali: gli Stati Uniti e i media), corre a chiudersi nella sua camera per poi scoppiare in lacrime tra le braccia di suo figlio. La finalizzazione di un paradosso che “Richard Jewell” con la severità del codice morale del suo regista – e con una fotografia contraddistinta da luci e ombre – sente il dovere di condannare non senza preoccupazioni: perché, a quanto pare, oggi è più facile prendersela con un innocente che andare in giro a cercare il colpevole.

E per un cowboy come Eastwood; per un uomo (e un ispettore) che ha studiato (e ha imparato) la giustizia, un caso come questo non poteva passare inosservato, né tantomeno restare impunito: visto che come dice lui stesso “quell’uomo era un eroe e la gente deve saperlo”.

Alla stregua di come Eastwood è un grande regista (uno degli ultimi del cinema classico) e chi ancora lo nega è bene che vada a farsi vedere da un bravo medico. E questo, se Clint ce lo permette, ci azzardiamo a dirlo noi.

Trailer:

lunedì 13 gennaio 2020

Morbius - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Morbius Jared Leto

Presentato il teaser trailer ufficiale italiano di "Morbius", il film diretto da Daniel Espinosa con Jared Leto, Adria Arjona, Matt Smith, J.K. Simmons, Jared Harris, Tyrese Gibson, Michael Keaton e Charlie Shotwell, al cinema entro la prossima estate.

Teaser Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Infetto da una rara e pericolosa malattia del sangue, determinato a salvare chiunque sia destinato a subire la sua stessa sorte, il Dr. Morbius tenta una scommessa disperata. Quello che inizialmente sembra essere un successo si rivela presto un rimedio potenzialmente più pericoloso della malattia stessa.

Jojo Rabbit - La Recensione

Jojo Rabbit WaititiSiamo in Germania, la Seconda Guerra Mondiale è in essere e un bambino di dieci anni sta per raggiungere il suo campo di addestramento nazista per imparare i concetti necessari a diventare soldato ideale tedesco, con la speranza – magari, dice lui – di riuscire a essere promosso, un giorno, a guardia personale di Adolf Hitler. L’uniforme gli calza a pennello, il fanatismo è ben radicato, eppure sulla fiducia in sé stessi c’è ancora da lavorare: cosa di cui si sta occupando il fuhrer in persona, suo migliore amico immaginario, nonché illustre motivatore.

L’umorismo di Taika Waititi dopo aver creato scompiglio in casa Marvel – il suo “Thor: Ragnarok" ha spaccato pubblico e critica – prende spunto dal miglior cinema che ha raccontato l’olocausto e decide di fondersi con quello che sarebbe potuto essere “Moonrise Kingdom: Una Fuga D'Amore” se contestualizzato in tempi peggiori. Certo, la sensibilità e lo spirito che contraddistinguono il regista (e sceneggiatore) sono abbondantemente più grezzi e assai meno sottili di quelli di Wes Anderson, ma non per questo meno efficaci all'interno di una storia che mira a ridicolizzare il razzismo e a mettere in evidenza il bisogno dell’essere umano di fuggire dalla solitudine e far parte a tutti i costi di una comunità. Qualunque essa sia (vedi il documentario sui Terrapiattisti presente su Netflix). Così, con una madre dolcissima e amorevole – ma impegnata segretamente nella resistenza – ed un padre forse in guerra, o forse fuggito il più lontano possibile per salvarsi la pelle, al piccolo Jojo non resta che adeguarsi e cedere al fascino dell’unico gruppo solido e imponente che i suoi occhi riescono a intercettare; un gruppo che impiega un nanosecondo per scrutarlo e mettere a nudo la sua insicurezza – affibbiandogli il soprannome di coniglio – ma al quale tuttavia non può (ancora) permettersi il lusso di voltare le spalle: sebbene il suo cuore abbia cominciato a battere per una ragazzina ebrea, scoperta a vivere nelle pareti di casa sua.

Jojo Rabbit FilmC’è del potenziale, allora, ma ci sono anche degli elementi che sembrano fare di “Jojo Rabbit” una pellicola fuori tempo massimo: e sono tutti quelli che si soffermano a dipingere i nazisti come degli stupidi, ignoranti, incapaci di ragionare con la loro testa e di distinguere la realtà dalla finzione. Un espediente che funziona decisamente meglio sulle prime, quando c’è da impartire il tipo di tono che Waititi – che si ritaglia per sé il ruolo di Hitler – ha intenzione di utilizzare, ma che comincia a farsi un tantino ridondante quando – a carte svelate – va togliere lo spazio a quell'approfondimento umano e commuovente che sarebbe stato perfetto per alzare il livello generale, ma che, purtroppo, resta in superficie. Con un attore azzeccatissimo (e promettente) come Roman Griffin Davis – difficile pensare a una scelta di casting migliore – infatti, ci si poteva concentrare maggiormente sulle complessità e sul significato di crescere velocemente, abbandonare la propria infanzia, o comunque non essere in grado di poterla vivere in condizioni pratiche e tradizionali. Materia universale e di grande attualità – a più livelli – che avrebbe trovato terreno fertile pure nel personaggio affidato alla bravissima Thomasin McKenzie, per la quale, sicuramente, i rimpianti (intesi come opportunità sfruttate) mantengono un costo assolutamente più contenuto.

Perché per quanto possa essere più divertente e più facile ironizzare su Hitler, la sua morale e le sue politiche – e possa far sempre piacere far passare quel messaggio di unione e di allontanamento verso qualunque forma di odio e di rabbia – a volte è importante anche non perdere di vista le risorse che un copione – che, ricordiamolo, è liberamente tratto dal romanzo Il Cielo In Gabbia di Christine Leunens – mette a disposizione per andare a emozionare e – nelle nostre possibilità – provare a fare la differenza, dare una mano.
Va bene la leggerezza, insomma, ma come ogni cosa, senza esagerare.

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