IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

mercoledì 30 novembre 2016

Sully - La Recensione

Sully Eastwood
Il 15 Gennaio 2009 il capitano Chesley "Sully" Sullenberger fu costretto ad eseguire un atterraggio di emergenza sul fiume Hudson a causa di un bird strike (letteralmente impatto con volatili) che, qualche istante dopo la fase di decollo, aveva mandato fuori uso entrambi i due motori del suo aereo di linea. A bordo del volo erano presenti 155 passeggeri (più i suoi assistenti), i quali, contro ogni aspettativa, nella rischiosa manovra di ammaraggio riportarono al massimo qualche ferita superficiale: praticamente un miracolo, rispetto alle ampie probabilità di insuccesso stimate dagli esperti.

A Clint Eastwood però, si sa, i blockbuster non garbano molto, e se non fosse stato per ciò che è accaduto dopo questo fatto di cronaca, molto probabilmente un film come “Sully” non l’avrebbe neanche preso in considerazione. Già, perché ad attirare il regista verso una storia pazzesca, che è riuscita a coinvolgere l’intera popolazione americana, con il Sully del titolo promosso ad eroe e mito, è stato il corto circuito provocato dall'inchiesta successiva: la quale metteva in dubbio il comportamento del capitano nell'aver affrontato o meno correttamente la situazione. Secondo alcune simulazioni effettuate al computer infatti, nonostante i danni, la quota e le variabili del caso, l’aereo sarebbe stato perfettamente in grado di ritornare all'aeroporto La Guardia da dove era partito, praticando un atterraggio sicuro e morbido, che avrebbe limitato lesioni al mezzo, evitato alla compagnia aerea problemi con l’assicurazione e lasciato i passeggeri completamente illesi e distanti da quel pericolo di morte vissuto. Una teoria che non si sposa affatto coi ricordi e i calcoli effettuati dal capitano al momento dell’avaria, ma sufficiente per gli esperti a rimettere in discussione la sua impresa - mediaticamente difesa a spada tratta dal popolo – e a scalfire in lui quelle certezze costruite in quarant'anni di carriera, compresa l’etica morale istintiva, complice del salvataggio, che a sorpresa comincia a barcollare e ad essere vittima di controversie.

Sully Tom HanksStravolgimenti che non ti aspetti, sicuramente, quando salvi la vita a 155 anime senza perderne neppure una, così come non ti aspetti che il motivo della tua potenziale crocifissione derivi dai dati raccolti da un computer che, per quanto accurato ed evoluto, non potrà mai elaborare le variabili attinenti al fattore umano e ricostruire quindi, per filo e per segno, le dinamiche di una situazione peraltro mai verificatasi in precedenza. A tirare Eastwood a bordo di “Sully” allora capiamo essere stata la contraddizione di un sistema che ha riposto nella freddezza della tecnologia, forse, più fiducia di quanta essa debba meritarne, una freddezza da cui chi sta dietro una scrivania si è lasciato corrompere, sedurre, allo stesso modo di chi vola, è considerato pilota, ma è chiamato in causa per effettuare test e simulazioni. Nel raccontare ciò il regista è bravissimo a schivare qualunque tipo di retorica, a restare asciutto, a spartire in giusta misura spettacolarità ed inchiesta, tratteggiando leggermente il profilo intimo del suo protagonista e permettendosi di non trascurare quella dose di patriottismo allacciato di riflesso, in perfetta rima con la sua poetica e con le scorie di un paese sempre in allerta, come sempre innamorato delle belle favole.

Complessivamente ha i tratti del Sully vero, insomma, la pellicola di Eastwood: sa essere onesta, sincera, maniaca di quel controllo che non la fa sbandare ad alta quota e che, in qualche frangente, la frena dal concedersi licenze con cui andare a provocare, magari, quella lacrima tanto attesa, seppur mai giunta davvero a destinazione. Unica pecca, diciamo, di uno dei lavori comunque più riusciti al regista dal capolavoro di “Gran Torino” in poi.

Trailer:

Incarnate: Non Potrai Nasconderti - Trailer Italiano Ufficiale

Incarnate poster film

Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Incarnate: Non Potrai Nasconderti", il film diretto da Brad Peyton, con Aaron Eckhart, David Mazouz, Carice van Houten, e Catalina Sandino Moreno, al cinema dall'11 Gennaio 2017.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Seth Ember (Aaron Eckhart) è uno scienziato dotato della rara capacità di esorcizzare le menti delle persone possedute. Quando gli viene affidato il caso di un adolescente particolarmente tormentato, rimane sconvolto nello scoprire che dentro di lui si annida lo stesso spirito maligno responsabile della morte dei suoi affetti più cari: sua moglie e suo figlio. Il Dr. Ember farà di tutto per salvare la vita del giovane ragazzo e distruggere il demone prima che il mondo interno venga messo in pericolo dalla sua ferocia.
Riuscirci significherebbe inoltre redimersi e riniziare finalmente a vivere.


lunedì 28 novembre 2016

Cars 3 - Teaser Trailer Originale

Cars 3 Poster

Sbuca un po' all'improvviso il teaser trailer di "Cars 3", terzo capitolo dell'omonima saga firmata Disney/Pixar, con uscita prevista, almeno per ora, solo in America per il 16 Giugno 2017.
Le immagini qui sotto parlano da sole e preannunciano di un film davvero particolare.

Teaser Trailer Originale:

Zombi: Dawn Of The Dead - Il Capolavoro Di George A. Romero Ha Il Cofanetto Definitivo


Probabilmente non poteva esserci soluzione migliore per contenere, in tutte le sue variazioni, il capolavoro di George A. Romero datato 1978. Quel “Zombi” che in originale era “Dawn Of The Dead” e per il quale fu importantissimo, all'epoca, poter contare sulla figura di Dario Argento: che oltre a fare da co-produttore, si occupò anche della colonna sonora, insieme ai suoi fidatissimi Goblin, e del montaggio finale destinato al mercato europeo.
E a proposito di montaggi, ce ne accorgiamo toccando il tozzo cofanetto realizzato da Midnight Factory e Koch Media, di quanti ne ha avuti questa pellicola: a cominciare dall'extended version presentata a Cannes nel 1979, passando per quella rilasciata al cinema nello stesso anno, voluta da Romero, per terminare, infine, con quella di Argento, disponibile persino nella sua versione restaurata, in 4K, presentata quest’anno al Festival di Venezia.

Tutto questo per un film che ha fatto e continua a fare, ancora oggi, la storia del cinema horror: in particolare a ispirare e a influenzare quella parte legata ai morti viventi - agli zombie, appunto - che nel caso specifico utilizza come metafora per il consumismo, denunciando la piega intrapresa da noi esseri umani di spendere e spandere tempo e denaro tra le futilità, perdendo il controllo e il lume della ragione. Presupposto che porta Romero a girare tre quarti del suo lavoro (guarda caso) all'interno di un centro commerciale, con i quattro protagonisti fuggiti a bordo di un elicottero nel pieno dell’epidemia virale, che atterrano sul tetto dello stabile sopra citato per sopravvivere alla meglio e attendere sviluppi positivi riguardo una possibile guarigione.
Qui le scene di deambulazione degli infetti - prima inquadrati tra i campi, per le strade e negli appartamenti - si fanno maggiormente significative e nitide, con inseguimenti ai superstiti che trovano muro solo tra le vetrine chiuse a chiave dei negozi sulle quali i cadaveri sbattono e martellano la testa, mettendo in risalto perfettamente il punto di vista e gli intenti di accusa del regista che in più di un’occasione non lesina nel criticare e nel farsi beffe del nostro delirio.

Nonostante l’età, allora, “Zombi: Dawn Of The Dead” si rivela una pellicola che ha saputo invecchiare molto meglio del previsto, capace di anticipare i tempi, o di leggerli con maggior lucidità, magari aiutata anche da noi per nulla bravi a guarire da quella malattia vorace e dannosa evidenziata da Romero (i fatti di cronaca parlano chiaro).
Il timbro splatter e il trucco un po’ retrò, quindi, non guastano uno spettacolo di fondo ben pensato e costruito, che, dietrologie a parte, non ha perso il tocco nel sapersi accaparrare lo spettatore e nel saperlo stupire attraverso un cinema assai più artigianale e di spessore.
Quello degno di essere riscoperto e appartenente ai migliori maestri.



Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 6 (4 nell'edizione Blu-Ray Standard)
Formato Video: Anamorfico 1,85:1
Tracce Audio: 2.0 DTS HD: Italiano, Inglese 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano
Durata: 118 Minuti ca. (ma variabile nelle varie versioni)
Contenuti Speciali: Intervista a Tom Savini (responsabile degli effetti speciali e del trucco), Intervista Esclusiva a Nicolas Winding Refn, Intervista Esclusiva a Dario Argento, Intervista Michele De Angelis E Gianni Vittori (sul restauro della pellicola originale e la sua trasposizione in 4K ultra HD), Conferenza Stampa alla 73esima Mostra Internazionale D'Arte Cinematografica Di Venezia, Presentazione In Sala Alla Proiezione Di Mezzanotte Del Film Alla 73esima Mostra Internazionale D'Arte Cinematografica Di Venezia, Quando All'Inferno Non Ci Sarà Più Posto (interviste a Dario e Claudio Argento, Claudio Simonetti, Alfredo Cuomo), Trailer E TV Spot, Booklet Di 24 Pagine Sul Film Con Foto E Interviste, 5 Cartoline Da Collezione (Fan Art), Audio Commento Di Claudio Simonetti
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: Koch Media
Distributore Home Video: Midnight Factory
Data di Uscita: 24 Novembre 2016

T2: Trainspotting - Trailer Italiano Ufficiale

Trainspotting 2

Sbarca in rete il trailer italiano, ufficiale di "T2: Trainspotting", il sequel del film di cult diretto da Danny Boyle, con Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller e Robert Carlyle, in uscita a Marzo 2017.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Renton, Sick Boy, Begbie e Spud 20 anni dopo sono alle prese con le loro nuove vite. Non ci sono più problemi con la droga ma, questa volta, il business è legato alla pornografia...

Shut In - Trailer Italiano Ufficiale

Shut In Naomi Watts

Disponibile il trailer italiano, ufficiale, di "Shut In" il film diretto da Farren Blackburn, con Naomi Watts, Jacob Tremblay, Charlie Heaton, Oliver Platt e David Cubitt, al cinema dal 7 Dicembre.

Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
La due volte candidata all'Oscar Naomi Watts veste i panni di una psicologa infantile. La donna vive e lavora senza mai allontanarsi dalla sua casa, dove riceve a domicilio i suoi pazienti e soprattutto si occupa del figliastro diciottenne Stephen, ridotto in stato vegetativo dall'incidente stradale in cui è morto il marito Richard. Quando resta coinvolta nella misteriosa sparizione di uno dei suoi pazienti, il piccolo Tom, Mary comincia tuttavia a essere perseguitata da strani eventi che condurranno a un'agghiacciante scoperta che lascerà tutti col fiato sospeso.

domenica 27 novembre 2016

Il GGG: Il Grande Gigante Gentile - Secondo Trailer Ufficiale Italiano

Grande Gigante Gentile Poster

Rilasciato il secondo trailer ufficiale, italiano, di "Il GGG: Il Grande Gigante Gentile", il film diretto da Steven Spielberg, basato sul best-seller di Roald Dahl, con Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall e Bill Hader, al cinema dal 30 Dicembre.

Secondo Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il GGG (Mark Rylance) è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

sabato 26 novembre 2016

La Pazza Della Porta Accanto - Alda Merini Rivive A Teatro

La Pazza Della Porta Accanto Anna Foglietta

La poetessa dei Navigli, Anna Merini, rivive a teatro incarnata da un ormai sempre bravissima Anna Foglietta, interprete principale dell'atto unico scritto da Claudio Fava e diretto nello spazio scenico da Alessandro Gassmann. La pièce si intitola "La Pazza Della Porta Accanto" e racconta la storia (in gran parte) vera di quando la Merini, a metà degli anni '50, si ritrovò ad essere paziente di un ospedale psichiatrico, per verificare lo sviluppo (e la presenza) di una sua eventuale pazzia.

Qualcosa di piuttosto distante, perciò, dalla raccolta di poesie con l'omonimo titolo, pubblicata da Bompiani nel 1995; più vicina ad una ricostruzione libera quanto basta che ne mantiene comunque la medesima intensità, caricandosi di un dolore e di una disperazione attraverso la quale viene messa in risalto la violenza, il metodo duro e l'inutilità di un posto come il manicomio, che - per dirla allo stesso modo della Merini - impara più a morire che a guarire. Premessa che fa assumere, inevitabilmente, allo spettacolo le vesti di un dramma senza via di scampo, adornato da una scenografia scura, cupa e schermata da un telo nero-trasparente, posto sulla quarta parete e utile a rimarcare quel senso di prigione che pervade le anime che si (s)battorno in scena. Gli spazi e la duttilità degli ambienti vengono adoperati per favorire il movimento; ruotati, varcati e spostati per evocare quell'aria di speranza a cui, ogni tanto, la protagonista (ma non solo) si lascia andare, per essere poi redarguita e punita, a causa di quelle regole infrante che proibiscono, in sostanza, ad ogni essere umano di sentirsi vivo e di percepire qualunque impulso di speranza e reazione.

Perché per i pazzi l'idea del domani deve essere utopia, così come assolutamente deve essere utopia l'idea dell'amore: o perlomeno questo, una volta, era il copione da seguire e da rispettare per provare a rimetterli in sesto. Risanati, verso quella retta via che in "La Pazza Della Porta Accanto" non si intravede fin quando non fanno capolino gli esiti positivi di una libertà totale, quelli che pongono fine alla disumanità gratuita e a una malattia che, se davvero esiste, o esisteva, non saranno certo le gabbie e gli elettroshock a contenere o a debellare.

Per informazioni sullo spettacolo, date, orari e biglietti, potete consultare la pagina dedicata sul sito del Teatro Eliseo di Roma: http://www.teatroeliseo.com/eventi/la-pazza-della-porta-accanto/

venerdì 25 novembre 2016

Silence - Trailer Ufficiale Originale


Rilasciato l'attesissimo trailer di "Silence" il nuovo film di Martin Scorsese con Andrew Garfield, Adam Driver e Liam Neeson, in uscita il 23 Dicembre in America e il 12 Gennaio, da noi, in Italia.

Trailer Ufficiale Originale:

giovedì 24 novembre 2016

Elle - La Recensione

A dieci anni dal suo ultimo lavoro Paul Verhoeven decide di tornare (a fare sul serio) dietro la macchina da presa dirigendo il libero adattamento del romanzo “Oh…” di Philippe Djian, con quella che è una sceneggiatura apparentemente ben scritta, rodata e fuori dagli schemi, ma nella quale erano seminati anche moltissimi crismi tipici del b-movie che il regista, con grande maestria, schiva elegantemente, in maniera per nulla scontata.

In principio afferma di essere un thriller il suo “Elle”: con Isabelle Huppert violentata nella prima scena che, senza l’aiuto della polizia - con la quale ha un conto in sospeso di brutte esperienze - decide di indagare sul suo aggressore - che nel frattempo continua a stalkerarla - per conto proprio, armandosi di spray e accette portatili in casa e incaricando un dipendente del suo ufficio di investigare illegalmente nei computer. Ci descrive una donna forte e risoluta Verhoeven, costantemente circondata da uomini che ama tenere sotto scacco, seducendoli all'occorrenza, quando ha voglia di soddisfare un capriccio, o provocandoli gratuitamente, se l’intento è quello di farli adirare. Un profilo assai ingarbugliato e perverso, nel quale certamente ha influito lo shock di un padre assassino, rinchiuso in carcere e arrestato davanti ai suoi occhi all'età di dieci anni, e una madre più attenta a mantenere sana la sua giovinezza con toy-boy e botox che a prendersi cura di lei a tempo debito. Tutti addendi che, inevitabilmente, vanno ad influire in ogni gesto e in ogni dettaglio di una storia dalle tinte ombrose e torbide, una storia dove ad ogni personaggio è concesso il lusso di dar voce al suo istinto e alle sue depravazioni, esplorando senza mezzi termini quel lato dark che ci appartiene un po’ a tutti e che nella maggior parte dei casi soffochiamo, accarezzandolo solo lontano da sguardi indiscreti.

Elle VerhoevenPrende la fisionomia di quel ritratto ipocrita della società che racconta, quindi, “Elle”, ponendo in secondo piano il giallo di fondo con cui aveva aperto le danze, al punto da risolverlo addirittura in netto anticipo rispetto alle tempistiche previste. Comunica di essere incuriosito più da altre dinamiche il suo regista, orbitanti ognuna nei dintorni di quella natura umana che fa da padrona e che muove scelte, errori e sensi di colpa coi quali, nonostante tutto - ci suggerisce - è maggiormente facile convivere piuttosto che ripudiarli e chiuderli nell'armadio. Bravi come siamo, oggi più di ieri, a indossare una faccia di gomma e a fingere che non ci siano problemi, che le cose andranno a posto, e che vale sempre la pena sporcarsi un po’ le mani se, in cambio, poi ci spetta quella sensazione di benessere assoluto che ci fa stare meglio e guadagnare persino un bel sorriso sulla faccia.

Con cinismo, lucidità e una manciata di ironia (nera, grottesca) cosparsa omogeneamente, Verhoeven firma, così, il suo ritorno sul grande schermo come meglio non avrebbe potuto, tirando fuori il massimo e qualcosa in più da un copione potenzialmente pieno di rischi e di trappole. In “Elle” c’è il suo stile, le sue ossessioni cinematografiche, i suoi vizi, le immoralità, ma anche uno schiaffo sincero alle nostre guance che ci ricorda lo scarto esistente che c'è tra ciò che siamo davvero e chi fingiamo di essere.

Trailer:

mercoledì 23 novembre 2016

It Follows - La Creatura Di David Gordon Green Ora Bussa Alla Porta

It Follows David Gordon Green

È stato l’horror migliore del 2015, uscito da noi, forse troppo in sordina, un anno dopo, nel 2016. Parliamo di “It Follows”, la creatura firmata David Gordon Green e concepita ad hoc per trasmettere ansia e tachicardia a profusione: con un male intangibile, ma dalle molteplici forme, che infesta - non ci è dato sapere come e perché – prevalentemente i teenager della periferia di Detroit.

Una maledizione che passa da preda a preda attraverso il rapporto sessuale completo; che agisce sotto forma di essere umano fittizio - vivo o morto che sia - e quindi insospettabile; che ama pedinare le sue vittime massacrandole senza pietà una volta raggiunte e colte di sorpresa.
È una pellicola che si rifà al cinema di genere anni ’80 “It Follows”, con richiami fortemente carpenteriani da cui prende spunto per le atmosfere, l'estetica, ma soprattutto per quella maniera di spaventare, oggi meno utilizzata, che non è mai né semplice e né astuta, ma sempre pensata e ragionata sfruttando in proprio favore la paranoia e il terrore su cui la storia si fonda. Approccio minimale che permette a Green di valorizzare ancora di più il suo lavoro e il suo talento, curando minuziosamente il flusso di un’atmosfera essenziale, cupa o comunque percettibilmente contagiata, che riesce a raggiungere lo stato d’animo dello spettatore, inoltrando dentro di lui la medesima tensione e agitazione provata dai protagonisti in scena.

Per questo, l’influenza del film continua a suggestionarci anche dopo la visione, a martellarci in testa, a sussurrarci di guardare indietro con attenzione, in preda a quell'irrazionalità che non appena lascia il posto alla sua controparte, ci fa capire quanto in realtà Green sia riuscito a centrare il suo bersaglio. Realizzando, appunto, un horror tra i migliori in assoluto capitati al cinema (e ora anche in home video) negli ultimi anni (qui la recensione completa).

It Follows Home Video

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,40:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano
Durata: 100 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Booklet, Intervista, Trailer
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 24 Novembre 2016

Trailer:

Il Cittadino Illustre - La Recensione

Il Cittadino Illustre
Daniel Mantovani è uno scrittore argentino fresco fresco di Premio Nobel, onorificenza che accetta attraverso un discorso piuttosto cinico e polemico (pare sia un dovere di questi tempi), ripagato dai presenti con applausi ostentati e di circostanza. Come gli hanno detto i suoi colleghi infatti quando vinci quel premio diventi una statua, una metafora che lo scrittore decide di incarnare totalmente, mettendo fine alla sua carriera e ritirandosi nella residenza di Barcellona a respingere (per anni) qualunque genere di proposta mediatica che lo vorrebbe omaggiare come personaggio di spicco. Solo l’invito con tanto di premiazione da parte del Sindaco di Salas riesce a fargli cambiare idea, quel paese di origine che non vede da quarant’anni e in cui ha ambientato le storie di ogni suo romanzo.

Un ritorno al passato, un ritorno da vincente, un ritorno da idolo. Racconta questo la pellicola diretta da Gastón Duprat e Mariano Cohn, in un contesto però assai povero e trasandato di un paesino diventato per il protagonista più piccolo e stretto di quanto non lo fosse quando lo aveva lasciato da giovane. L’impatto avvertito dopo gli anni di distanza da lui passati in Europa allora è quello netto e spiacevole di una mentalità invariata ed ipocrita, di gente che per strada ti segue riprendendoti con il cellulare, che ti ferma, magari, con la scusa di un tuo romanzo per invitarti a pranzo a casa pur non avendoti mai conosciuto, o che non ha problemi ad insultarti o a minacciarti se, di fronte a pretese eccessive, hai il coraggio di rispondergli per le rime. Quello che doveva essere un viaggio romantico, felice e intimo si trasforma presto perciò in un incubo ansiogeno da cui doversi guardare le spalle e difendersi, stando accorto ad ogni angolo della strada, tra ammiratori pronti a passare dalla parte degli haters ed amici o vecchie conoscenze da maneggiare coi guanti. Un canovaccio intelligente, che permette a “Il Cittadino Illustre” di alternare, così, attimi di drammaticità schietta ed efficace a parentesi esilaranti e assurde in cui la risata nasce spontanea e sincera, senza esagerare mai in nessun frangente, da ambo le parti, e mantenendo quella saldezza indispensabile per far si che la sua dose autorevole di curiosità e trazione non si disperda nell’aria.

Eppure c’è dell’altro.
Il Cittadino Illustre Oscar MartinezGià, perché sebbene per come narrano Duprat e Cohn sarebbe sufficiente questa parabola a fare del loro lavoro qualcosa di pregevole, delizioso e godibile, tutto il discorso che i due imbastiscono nella seconda parte, sulla cultura e l’ignoranza e sulla realtà e la finzione, non può che andare ad aumentare le dimensioni dello stesso, comprese le ambizioni. Stilano una teoria affascinante, priva di sfumature, secondo la quale esistono caratteristiche evidenti con le quali poter distinguere il grado di sviluppo di una società, i due registi, inserendola all’interno di un monologo roboante e arrogante, valorizzato magistralmente da un Oscar Martinez irresistibilmente straordinario. Momento altissimo della pellicola che trova replica, pochi minuti più avanti, nel botta e risposta finale, sardonico e lucidissimo, tra Daniel e un giornalista presente alla conferenza stampa del suo nuovo libro: dove, rispondendo a una domanda, lo scrittore scherza sulle origini di una sua cicatrice, rimescolando nuovamente e inaspettatamente le certezze di noi spettatori che non sappiamo più, da un secondo all'altro, se la storia in cinque capitoli a cui abbiamo appena assistito è da considerarsi veritiera o frutto di una fervida immaginazione.

Un cruccio che, tuttavia, è destinato a durare meno della sua elaborazione, che davanti alla compiutezza sorprendente dell’opera - come dice Daniel - non ha alcuna importanza, perché per quanto cercheremo ogni volta di scavare a fondo - ci dice “Il Cittadino Illustre” - esisteranno sempre (almeno) due diverse letture da cui poter attingere, due diverse facce della medaglia da poter girare e rigirare a nostro piacimento, tutte a loro modo più o meno avvincenti e tutte a loro modo più o meno esaltanti.
Che rappresentano un po’ il bello ed il sublime sia della letteratura che del cinema.

Trailer:

The Wailing - La Recensione

The Wailing poster
In un piccolo villaggio della Corea Del Sud cominciano ad avere luogo feroci omicidi accomunati tra loro da scene del crimine molto simili, in cui quasi sempre c'è un superstite - che poi è l’assassino - trovato in stato non cosciente e dall’aria intontita, come se avesse fatto uso pesante di sostanze stupefacenti. A indagare sulla connessione tra i casi, un poliziotto impacciato e un po’ spaventato, ritardatario per definizione e convinto insieme al suo collega che a centrare qualcosa coi recenti e terrificanti fatti possa essere lo straniero giapponese che vive tra le montagne: rinomato per il suo atteggiamento assai silenzioso e trasferitosi da poco su quelle terre. Un sospetto che, per quanto campato per aria, sembra restituire un valido riscontro da parte di una misteriosa donna vestita di bianco, ennesimo elemento da tenere d’occhio per quella che appare come un indagine molto più articolata ed enigmatica del previsto.

Ad un primo impatto, il nuovo film del regista sud-coreano Na Hong-jin, dà l’idea di voler proseguire sulla falsa riga dei precedenti “Chaser” e “The Yellow Sea”, ovvero come un thriller intenso e di grande spessore, pieno di capovolgimenti di fronte e di colpi di scena. Non te l’aspetti, perciò, mentre sei lì a seguire gli avvenimenti, che all’improvviso il surreale faccia capolino senza bussare alla porta, stravolgendo completamente ogni prospettiva e deduzione e portando “The Wailing” ad un livello superiore di complessità che lo fa calare nelle acque dell’horror più puro ed elegante, bagnandolo fin sopra i capelli. Un gioco di prestigio che giova alla pellicola tanto quanto al suo regista, che può permettersi di scalare registro a piacimento, addentrandosi nei meandri del poliziesco più o meno classico per spostarsi, poi, su quelle derive maggiormente misteriose ed oscure popolate da fantasmi, diavoli, zombie, possessioni, esorcismi e sciamani. Una coperta larghissima, tortuosa da dover stendere, che fortunatamente, però, non soffre di mala gestione, ma anzi viene adagiata coi giusti tempi e le giuste accortezze, favorendo il crescendo di una storia che ad ogni sequenza rischia di cambiare pelle e di smontare ogni avanzamento partorito da parte nostra.

The Wailing FilmNonostante alzi di parecchio l’asticella non perde un minimo di concentrazione, quindi, Na Hong-jin, il quale procede con mano sicura, organizzata, attento a dosare tensione e ambiguità e a spaccarle, a volte, se serve, con attimi di ironia assurda che non stonano mai con l’evoluzione della trama. Dà la prova definitiva di essere un regista abile ed esperto, così come abile ed esperto è nello sceneggiare e nell'architettare twist incalcolabili con cui andare a sovrascrivere quelli calcolati impiegati per ingannare sulle eventuali risoluzioni e sulla morale dei personaggi: quest’ultima chiave di volta fondamentale, in più di un occasione.
Del resto in “The Wailing” tutto gira attorno alla regola del fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, del tenere sempre a portata di mano il proprio istinto, le sensazioni primarie, l’evidenza: perché se è vero che, spesso, l’abito non fa il Monaco, è altrettanto vero che il Monaco, prima o poi, quell’abito dovrà vestirlo.

Un concetto semplice come complesso, specie se da applicare ad una realtà sopra le righe piena di sangue, tenebre e vite in pericolo come quella che Na Hong-jin mette in scena e alimenta. In quello che è un film in grado di incollare alla poltrona per tutte le due ore e mezza abbondanti che lo compongono, e che non ha nessun problema a superare i limiti del politicamente corretto così come a spiazzare lo spettatore.

Trailer:

sabato 19 novembre 2016

Star Trek Beyond - Alla Conquista Dell'Oltre


Il terzo capitolo di Star Trek, oltre a celebrare i 50 anni del marchio, spiccava più che altro per un cambio di regia che preoccupava non poco: al posto dello spielbergiano J. J. Abrams saliva in cabina l'adrenalinico Justin Lin di “Fast & Furious”, per la prima volta alle prese con un franchise che quasi nulla aveva a che fare con macchine e motori.
Una pseudo-rivoluzione, celebrata, crediamo, da quel beyond del titolo, che tuttavia è servita a rendere chiaro un concetto non da poco: il marchio di Star Trek, adesso come non mai, sa muoversi tranquillamente con le proprie gambe.

Cambiano i punti di forza, viene ricalibrato il bilanciamento, ma lo spettacolo non scende di categoria, mantenendo quell'imponenza e quel bagliore visivo che ne hanno edificato il successo e l’immortalità. Sul piano emozionale, magari, Lin non saprà essere delicato come Abrams, ma c’è da dire che, sicuramente, compensa la sua mancanza con almeno un paio di scene action stupefacenti e destinate a rimanere nella memoria dei fan, degli spettatori sporadici e della saga. Saga che, tra le altre cose, ormai dà l’impressione di avere amalgamato omogeneamente i suoi protagonisti, formando una squadra solida, colma di alchimia e con la quale qualsiasi regista non troverebbe problemi se dovesse trovarsi a collaborare.

Potremmo dire che questo “Star Trek Beyond” - rilasciato ora in home video, nelle sue numerose edizioni – funge un po’ da spartiacque allora, come un tentativo riuscito di emancipazione che testimonia quanto la robustezza e le prospettive della saga godano della salute più piena che si possa desiderare. Tranquillizzando praticamente tutti coloro che avevano iniziato a temere di dover rinunciare a quello svago di classe, divertente e spettacolare, durante quelle serate nelle quali viaggiare nello spazio a bordo dell’Enterprise è l'unica cosa che vorremmo e che ci sogniamo di fare (qui la recensione completa).



Il Blu-Ray Disc 4K Ultra HD in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2 (1 nella versione standard)
Formato Video: Anamorfico 2,40:1
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digitale: Italiano, Francese, Spagnolo, Tedesco - Dolby Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese Non Udenti, Danese, Finlandese, Francese, Norvegese, Olandese, Spagnolo, Svedese, Tedesco
Durata: 123 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Scene Eliminate, L'Origine Della Storia, Enterprise Takedown, Sul Set A Dubai, 50 Anni Di Star Trek, Per Leonard e Anton, Molto altro...
Confezione: Amaray e Steelbook
Casa di Distribuzione: Paramount
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 16 Novembre 2016

Trailer:

Tutti Vogliono Qualcosa - Un Film Che Vorresti Non Finisse Mai


Quando vidi per la prima volta al cinema “Tutti Vogliono Qualcosa” ricordo perfettamente che, a fine proiezione, non riuscivo ad alzarmi dalla poltrona. Le luci si accendevano, i titoli di coda andavano e mi accorgevo che, intorno a me, neppure gli altri avevano voglia di muovere un muscolo.
Questo perché durante la visione eravamo stati tutti rapiti dalla capacità di Richard Linklater di raccontare uno spaccato di vita incredibile, unico e singolare, da cui tornare indietro, sinceramente, non ne valeva la pena.

La capacità del regista di “Boyhood” di riuscire ad annullare la finzione e descrivere la realtà infatti è quasi disarmante, sbalorditiva, persino quando ad essere protagonista è uno scarto microscopico compreso tra l’arrivo al college di uno studente e l’inizio ufficiale delle lezioni. Pochi giorni, anzi, un week-end, il tempo necessario per sparare le ultime cartucce del cazzeggio prima di inoltrare il pensiero verso quella strada in cui si matura e si diventa adulti, in cui dovrai fare i conti con l’uomo (o la donna) che vorrai diventerai e con i sogni che potrai o meno raggiungere.
Nella sua confezione da commedia ironica e collegiale (anni '80) contiene in gran parte questo “Tutti Vogliono Qualcosa”, quell'impronta autoriale nascosta sotto il vestito da festa, che è un po’ la certificazione del tocco linklateriano e la ragione per cui quelli come il sottoscritto e tanti altri portano nel cuore le opere del regista come fossero delle gemme preziose da custodire.

Che poi, è inutile negarlo, i film di Linklater – la maggior parte almeno – a delle gemme preziose da custodire somigliano davvero. Perché riescono ad essere delle storie vivide, possibili, dove il romanticismo puro sposa la veridicità del mondo, dando vita a quell'universo parallelo che sembra simile, seppur diverso dall'originale.
Un universo posto davanti ad una macchina da presa e sagomato secondo le emozioni di un essere umano molto speciale, uno di quelli che sogneresti di avere come amico, ma che ti accontenti anche di contemplare spiritualmente invocandolo dalla tua videoteca di casa (qui la recensione completa).


Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Letter Box 1,85:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano Non Udenti
Durata: 117 Minuti ca.
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Notorius Pictures
Distributore Home Video: Rai Cinema
Data di Uscita: 17 Novembre 2016

Trailer:

La Pazza Gioia - Quel Paolo Virzì Che Colpisce Ancora


Con un curriculum di tutto rispetto, nel quale figura come uno dei migliori film della passata stagione cinematografica (italiana), vantando la vittoria di ben cinque Nastri d’Argento (tra cui Migliore Regia e Migliore Attrice Protagonista), “La Pazza Gioia” riaccende i motori e riparte verso gli orizzonti del mercato home video.

Dirige una fiaba, Paolo Virzì, una fiaba che confina stretta con la realtà: con due matte fuggite via per scherzo dalla loro casa di cura, alla sfrenata ricerca di una pazza gioia da intercettare lungo le strade della Toscana, che per loro (e per noi) avranno il sapore dell’assurdo e di (tanti) guai. Un film on the road esaltato da due attrici insieme fantastiche come Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, chiamate a formare un duetto inedito, salutare per il grande schermo tanto quanto per la storia. Due entità ferite dalla vita e bisognose di ricevere quella punta di felicità che non hanno mai assaggiato, donne instabili per natura, ma in grado di trovare l’una nell'altra la medicina migliore per curarsi, parzialmente, da quella condizione di emarginazione che le affligge.
Virzì le riprende da vicino, ci si affeziona, le ama praticamente: raccontandocele col sentimento e lo humour di chi le vorrebbe vedere vincenti, intrepidi e lontane da quel malessere che, ogni tanto, si impossessa di loro suggerendogli di compiere quel gesto o quel comportamento fuori luogo, estremo.

Una sensibilità toccante, d’autore, che in “La Pazza Gioia” esplode totalmente nella parte finale, con una scena splendida, da brividi, che commuove inevitabilmente per semplicità e sostanza. Suggellando il momento d’oro di un regista che, da anni, non smette di azzeccare un film dopo l’altro (qui la recensione completa).


Il Blu-Ray Disc prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese
Durata: 115 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Backstage, Trailer
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: 01 Home Entertainment
Distributore Home Video: Rai Cinema
Data di Uscita: 17 Novembre 2016

Trailer:

giovedì 17 novembre 2016

Sing - Un Video Di Buone Feste

Sing Film

Un video di buone feste da parte dei protagonisti di "Sing", il film scritto e diretto da Garth Jennings, con le voci originali di Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson, John C. Reilly e Leslie Jones, al cinema dal 4 Gennaio, ma in anteprima in tutta Italia il 14 Dicembre.

Buone Feste Da Sing:


Sinossi (Ufficiale):
Ambientato in un mondo come il nostro, ma abitato interamente da animali, "Sing" racconta la storia di Buster Moon, un elegante koala proprietario di un teatro un tempo grandioso ormai caduto in disgrazia. Buster è un eterno ottimista - va bene, forse è un po' un furfante - che ama il teatro più di qualsiasi altra cosa e che farà il possibile per salvaguardarlo. Di fronte allo sgretolamento della ambizione della sua vita, Buster ha un'ultima occasione di ripristinare il suo gioiello in declino al suo antico splendore, producendo la più grande competizione canora al mondo.
Saranno cinque i concorrenti ad emergere: un topo tanto bravo a canticchiare quanto ad imbrogliare; una timida elefantina adolescente con un enorme caso di ansia da palcoscenico; una madre sovraccarica che si fa in quattro per occuparsi di una cucciolata di venticinque maialini; un giovane gorilla che sta cercando di allontanarsi dai reati della sua famiglia di delinquenti; ed una porcospina punk-rock che ha difficoltà a liberarsi di un fidanzato arrogante e a diventare solista. Ogni animale si presenta all'ingresso del teatro di Buster convinto che questa sarà l'occasione per cambiare il corso della propria vita.

Fai Bei Sogni - La Recensione

Fai Bei Sogni Mastandrea
Adatta liberamente il romanzo (autobiografico) di Massimo Gramellini, Marco Bellocchio, incentrato sulla perdita e l’elaborazione del lutto di un bambino a seguito della (misteriosa) scomparsa della madre. Una madre che - facendo un confronto forzato con “I Pugni In Tasca”, film d’esordio del regista - per lui non era affatto un peso o una figura odiata, semmai la donna di cui era follemente innamorato e dalla quale mai avrebbe voluto (o immaginato di) separarsi.

Deve essere stata la materia di base, dunque, ad attirare Bellocchio verso un racconto profondo e complesso che personale lo è solo sulla carta, specie se a guardarlo, più che quelli di un figlio, ci sono gli occhi e l’attenzione di un genitore. Il dolore e la chiusura nei confronti del mondo sofferti da Massimo - un Valerio Mastandrea a cui la pellicola si dedica maggiormente nella seconda parte - sono più che altro infatti provocati da una verità ambigua, una di quelle dette per proteggere l’innocenza e la spensieratezza di un bambino troppo piccolo, ancora, per venire a conoscenza della realtà dei fatti e della genesi dei suoi fattori. Un bambino a cui è mancato, soprattutto, l’apporto del proprio padre, incapace di avvicinarsi a lui tanto quanto avrebbe dovuto, preferendo la scorciatoia di una tata che, pur prendendosene cura, non ha fatto altro che aumentare quel distacco familiare e quelle ferite che lo hanno condannato a vivere in un limbo composto prevalentemente da ricordi, ferite e sensi di colpa. Condizione tetra e malinconica che “Fai Bei Sogni” trasmette in gran parte attraverso una fotografia dai colori scuri, orientata al buio e piena di ombre, che fa da contraltare ai flashback dalla composizione illuminatissima che vedono Massimo giocare, ridere e ballare con una madre piena di vita, fermandosi a fissarla, spesso, come attratto da una creatura aliena senza la quale sarebbe perso.

Fai Bei Sogni GramelliniEvocazioni e sensazioni che incorniciano un po’ il meglio di “Fai Bei Sogni”, il quale lontano da questi momenti - intensi per definizione - arranca un tantino, stentando a tenere il ritmo e soffrendo la direzione di un flusso narrativo lungo decenni e carico di materiale. Procede a singhiozzo Bellocchio, lucido su ciò che ha da dire e più opaco nella maniera migliore da applicare per farlo, plasmando un dissesto che schiaccia abbastanza le proporzioni del suo lavoro, al punto da renderlo simile ad uno strano oggetto con cui entrare in contatto. Dell’autore e vicedirettore de La Stampa, perciò, la pellicola lascia intravedere poco, non si sofferma a sottolineare con puntigliosità le derive: quasi a voler tenere a distanza di sicurezza la paura d’essere scambiata per quella biografia che non è e non ha la minima intenzione di essere; e non tanto perché ci sia qualcosa di male, ma perché ciò andrebbe a limitare quel raggio d’azione su cui il suo regista ha intenzione di far fuoco.

Quello di Bellocchio, per quanto articolato e difficoltoso nei modi, del resto è un messaggio universale, destinato non solo a raccontare la storia di un singolo. Un messaggio a cui non dispiacerebbe riuscire a infilarsi nel rapporto tra genitori e figli depositando un post-it di sicurezza da leggere all'occorrenza. Lo stesso che avrebbe salvato il Massimo del suo film, per intenderci, impedendogli di esclamare quel “non è giusto” nella scena madre di “Fai Bei Sogni” e di chiosare con quell'amaro “è colpa mia” dal sapore di uno schiaffo rumoroso e non necessario. Uno schiaffo che, forse, neppure l’abbraccio amorevole di Bérénice Bejo rischia di revocare.

Trailer:

Kong: Skull Island - Trailer Ufficiale Italiano

Kong: Skull Island Poster

Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Kong: Skull Island", il nuovo film del regista Jordan Vogt-Roberts, con Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, John Goodman, John C. Reilly, Tian Jing, Corey Hawkins, Jason Mitchell, John Ortiz, Thomas Mann, Shea Whigham, Toby Kebbell e Eugene Cordero, al cinema da Marzo 2017

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Un gruppo eterogeneo di esploratori si avventura nelle profondità di un'isola sperduta del Pacifico – tanto affascinante quanto infida - inconsapevoli che stanno attraversando il regno del mitico gorilla Kong.

mercoledì 16 novembre 2016

Il Cliente - Trailer Italiano Ufficiale

Il Cliente Poster

Rilasciato il trailer italiano, ufficiale, di "Il Cliente", il film diretto dal regista Asghar Farhadi, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura e per il miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2016, con Shahab Hosseini e Taraneh Alidoosti, al cinema dal prossimo 5 Gennaio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale)
Emad e Rana sono una giovane coppia di attori costretta a lasciare la propria casa al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione. Un amico li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina che sarà invece la causa di un ”incidente” che sconvolgerà la loro vita...

Free State Of Jones - La Recensione

Free State Of Jones Poster
Durante la guerra di secessione americana, nel 1863, alcuni americani bianchi, con nessuna servitù da mantenere, decisero di smetterla di combattere una guerra civile che non gli apparteneva, disertando e proclamandosi indipendenti dai confederati e da qualsiasi altra fazione. Fu l’inizio della nascita di un movimento ribelle composto, per lo più, da contadini del Mississippi stanchi di vedersi togliere materie prime con la forza da un governo alla continua ricerca di viveri con cui sfamare i propri soldati, infoltito da una buona percentuale di neri, ex-schiavi, fuggiti dai loro padroni e integrati dal buon senso e dalle idee politiche rivoluzionarie del leader e fondatore del gruppo, Newton Knight.

Si affida a un’angolazione inedita, o comunque poco battuta, il regista e sceneggiatore Gary Ross, quindi, per discutere di argomenti come schiavitù, libertà e uguaglianza razziale. Un’angolazione dai tratti oggettivi, rara, rigorosamente non schierata e soprattutto non incline a sensibilizzare con futile retorica l’anima e il pensiero dello spettatore coinvolto e chiamato all'appello. Il suo è un approccio di tipo costruttivo, capace di schivare tutte le trappole in cui moltissimi prima di lui son caduti con tutte le scarpe, pregno di quella consapevolezza secondo la quale osservare la luna, tendenzialmente, è assai più interessante che fermarsi a guardare il dito che la punta. Sarà per via di questo ragionamento, allora, che il suo lavoro non perde mai tempo a soffermarsi su quegli episodi di violenza, spesso esplicita, volti a ribadire la crudeltà di una condizione sbagliata ed ingiusta; che lo sguardo della camera, quando la pellicola si concede a presagi (rarissimi) di abusi o torture, è sempre orientato verso la discrezione più assoluta: che può significare direttamente stacco all'altra scena, oppure un’inquadratura evocativa, chiara, ma mai e poi mai dettagliata e integrale.
Perché osservare la luna significa, per forza, andare sotto quella banale superficie dettata dal colore della pelle che spesso inganna e fa fraintendere la verità: e cioè che il dispregiativo di “negro”, così come veniva e viene ad oggi utilizzato, riguardi un po’ tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro discendenza.

Free State Of JonesCi fa vedere che il Re è nudo “Free State Of Jones”, che per calzare quel termine sinonimo di sottomissione, di schiavismo e discriminatorio basta meno di quel che si pensi: come ribellarsi, magari, alle regole di un padrone (o di uno stato) ed essere costretti a rifugiarsi in una palude per evitare sanzioni o, alla peggio, l’impiccagione. Dimostra di avere le idee giuste Ross, di voler realizzare un’opera epica, muscolare, lontanamente ispirata al modello “Braveheart” e in grado di incarnare allo stesso tempo una veste Storica, ma anche contemporanea. Ambizione che porta a casa con grande sobrietà e senso della misura, costruendo ottimo cinema, pregno di provocazioni stimolanti, e non cedendo il passo neppure quando l’esile trama extra del secondo figlio di Knight - che sposta di 85 anni avanti la narrazione - fa capolino dissestando momentaneamente una linearità grossomodo regolare.

Meriti che vanno tanto a lui, quanto al protagonista assoluto e ormai certezza Matthew McConaughey, il quale con estrema padronanza e rigore si carica il film sulle spalle, portandolo a compimento senza manifestare il cenno della minima fatica nonostante il peso (sono quasi due ore e mezza). Unendo le forze, lui e Ross, tirano fuori uno dei migliori lavori sul genere comparsi al cinema negli ultimi anni, collocabile dieci spanne sopra il tanto decantato e attuale, ma nettamente inferiore, “The Birth Of A Nation”, che proprio da questo bellissimo “Free State Of Jones” parecchio avrebbe da apprendere e da appuntarsi.
E con lui molti altri affiliati.

Trailer:

Animali Fantastici E Dove Trovarli - La Recensione

Animali Fantastici Poster
Bisogna ammettere che, ad un certo punto, la speranza c’era. Dopo un inizio promettentissimo la sensazione che David Yates potesse, con “Animali Fantastici E Dove Trovarli”, azzeccare la regia di un suo film per la prima volta, cominciava a sollevarsi dolcemente nell'aria. Una magia inaspettata che eravamo disposti ad accogliere con immensa liberazione, a sostenere spazzando via qualsiasi tipo di pregiudizio, ma durata, ahimè, meno del tempo necessario utile a completare l’incantesimo e ad incidere materialmente.

Il problema è che proprio non ci riesce Yates a maturare, a coprire quello scarto più o meno grande che passa tra un regista televisivo ed uno cinematografico. Lui che nel piccolo schermo ha cominciato a muovere i primi passi e che, adesso, a distanza di anni, non si è ancora reso conto di quanto sia necessario mettere più forza nelle gambe per dimostrare di essere all'altezza della promozione ricevuta. Certo, lavorare aggrappato ad un franchise come quello di Harry Potter non aiuta: vedersi amplificare, a prescindere, la qualità di un prodotto solo perché destinato ad una schiera di fan appassionati dei libri, non può essere un vantaggio utile alla crescita e alla raccolta di riscontri razionali. Senza contare i vincoli di produzione, i veti e tutte le altre varie ed eventuali da maneggiare che possono girare intorno ad un universo del genere. Ma questo – e lo sappiamo - per Yates è tanto croce quanto delizia e, tra l’altro, neppure motivo valido per giustificare l’onnipresente distacco di coinvolgimento che c’è tra i suoi lavori ed il pubblico: episodio che torna a verificarsi in questa nuova saga a tinte magiche, firmata nuovamente J.K. Rowling, all'esordio anche come sceneggiatrice.
Non siamo più ad Hogwarts, né tantomeno a Londra. Le avventure collocate settant'anni prima delle vicende appartenenti al maghetto occhialuto si svolgono a New York, in America, dove il magizoologo Newt Scamander è appena sbarcato con una strana valigia per portare a termine una missione, inizialmente, sconosciuta. La situazione è un tantino diversa da quella che ricordavamo essere legata a quel mondo: qui i maghi vivono come dei rifugiati, attenti ad esprimere il loro talento e preoccupati dalle reazioni dei babbani - o no-mag, come vengono qui chiamati - che potrebbero non accettare la loro diversità reagendo con violenza e scatenando una guerra tra razze spiacevole da ambo i lati.

Animali FantasticiSomiglia a una variante di “X-Men” perciò, nella sua impostazione, questo “Animali Fantastici E Dove Trovarli”, con maghi repressi alla ricerca di uno sfogo e un’identità che danno il cambio a influenze bibliche, da Arca di Noè, delineate dalle specie animali raccolte nel bagaglio a mano del protagonista interpretato da un Eddie Redmayne meno irritante del solito, ma con riserva. Un’avventura che mantiene lo spirito e le caratteristiche di colei che l’ha preceduta nonostante un taglio prettamente più adulto e maturo, scelto non a caso, forse, per tenersi stretto quello zoccolo duro, storico, cresciuto in simbiosi con Harry Potter. Creature incredibili, mondi fantastici, ironia e ambiguità di (alcuni) personaggi: ingredienti a cui la Rowling non rinuncia e che rimpasta stendendo sul tavolo uno spin-off o prequel – come volete – che potrebbe tranquillamente sopperire alla sua scarsa originalità di trama e di audacia con il carisma e l’assortimento gradevole delle individualità poste al centro, dotate tutte di facciate misteriose da scoprire e approfondire.
Una missione che in mano a Yates e alla sua incapacità di produrre pathos comunque fallisce in toto, facendo risultare ogni (colpo di) scena importante assai rigida e piatta.

Su tutte, ne esiste una in particolare in cui - senza fare spoiler – è racchiusa l’essenza massima di tale riflessione: ovvero quella dove la Porpentina di Katherine Waterston è alle prese con un momento delicato e pericoloso nel quale viene spinta ad entrare in contatto con dei ricordi che vanno dalla sua infanzia fino all'età adulta. In quell'istante a noi spettatori vengono rivelati dei dettagli sul suo passato totalmente nuovi, dettagli che ribaltano molte delle considerazioni da fare sul personaggio e sulla storia. Praticamente un colpo di scena a tutti gli effetti che rimescola le carte in tavola e da cui ci si aspetterebbe, in teoria, di ricevere quel brivido o quel sussulto che, a conti fatti, non arriva, passando in sordina, come fosse del materiale superfluo, da contorno.

Eppure di potenzialità questo “Animali Fantastici E Dove Trovarli” ne aveva e ne ha tutt'ora, non possiamo negarlo. Potenzialità a cui, tuttavia, servirebbe un regista più visionario e allenato per dare sfogo, un regista più sciolto, meno chino e a testa bassa di quello corrente: che ha già accennato, in via ufficiale, dirigerà l’intero franchise spalmandolo nell'arco di diciannove anni e togliendogli, probabilmente, secondo chi scrive, un buon 50% di prestigio visivo e narrativo.
Un po’ come fece, in sostanza, quando subentrò al timone di Harry Potter. Ma come in quel caso, noi, siamo pronti a farcene nuovamente una ragione.

Trailer:

martedì 15 novembre 2016

E' Solo La Fine Del Mondo - Secondo Trailer Italiano Ufficiale

E' Solo La Fine Del Mondo Poster

Secondo trailer italiano, ufficiale, per "E' Solo La Fine Del Mondo" il nuovo film del regista e sceneggiatore Xavier Dolan, Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes, con Léa Seydoux, Marion Cotillard, Vincent Cassel, Gaspard Ulliel e Nathalie Baye, nei nostri cinema dal prossimo 7 Dicembre.

Secondo Trailer Italiano


Sinossi (Ufficiale):
Louis, giovane scrittore di successo che da tempo ha lasciato la sua casa di origine per vivere a pieno la propria vita, torna a trovare la sua famiglia per comunicargli un’importante notizia. Ad accoglierlo il grande amore di sua madre e dei suoi fratelli, ma anche le dinamiche nevrotiche che lo avevano allontanato dodici anni prima.

lunedì 14 novembre 2016

La Bella E La Bestia - Trailer Ufficiale Italiano

La Bella E La Bestia Poster

Primo trailer ufficiale, italiano, per la trasposizione in live-action del classico Disney "La Bella E La Bestia", film diretto dal regista Bill Condon con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Emma Thompson e Kevin Kline, in uscita al cinema il 16 Marzo 2017.
Trailer Italiano Ufficiale:

La Legge Della Notte - Trailer Italiano Ufficiale

La Legge Della Notte Poster

Disponibile il trailer italiano, ufficiale, di "La Legge Della Notte", il nuovo film diretto e interpretato da Ben Affleck, adattamento dell'omonimo romanzo di Dennis Lehane, con Sienna Miller, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Zoe Saldana e Chris Cooper. Uscirà nei nostri cinema a Febbraio 2017, intanto, qui sotto, potete dare un'occhiata alle immagini.

Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
La Legge della Notte è ambientato nei ruggenti anni ’20 quando il Proibizionismo non riesce a fermare il fiume d’alcool che invade gli speakeasy della mala. Chiunque con abbastanza ambizione e nervi saldi ha l’opportunità di ottenere rapidamente potere e denaro e così Joe Coughlin, il figlio di un commissario della Polizia di Boston, da tempo ha voltato le spalle alla sua rigida educazione per diventare un fuorilegge. Però perfino tra i criminali esistono delle regole e Joe infrange la più grande: incrocia il suo cammino con un potente boss, rubandogli soldi e donna. L’incontro finisce in tragedia, conducendo Joe su un percorso di vendetta, ambizione, amore e tradimenti che lo costringe a lasciare Boston per Tampa e i suoi contrabbandieri di rum.

Ghost In The Shell - Trailer Italiano Ufficiale

Ghost In The Shell Poster

Rilasciato il trailer italiano, ufficiale, di "Ghost In The Shell", il nuovo film di Rupert Sanders, tratto dall'omonimo anime di Mamoru Oshii, con Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Michael Pitt, Pilou Asbæk e Juliette Binoche, al cinema dal 30 Marzo 2017.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Basato sul marchio di fantascienza di fama internazionale, “GHOST IN THE SHELL” segue la saga di Major, un singolare ibrido umano-cyborg delle operazioni speciali a capo della task force d’elite Section 9. Dedicato a contrastare i più pericolosi criminali ed estremisti, Section 9 affronta un nemico il cui unico obiettivo è eliminare gli sviluppi di cyber tecnologia della Hanka Robotic.

venerdì 11 novembre 2016

Free State Of Jones - Trailer Italiano Ufficiale

Free State Of Jones Poster

Rilasciato il trailer ufficiale italiano di "Free State Of Jones", il film di Gary Ross con Matthew McConaugheyGugu Mbatha-Raw, Mahershala AliKeri Russell, al cinema dal 1° Dicembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
L'incredibile storia vera di Newt Knight, il contadino del Sud degli States che durante la Guerra Civile Americana si ribellò all'esercito confederato. Con l’aiuto di un gruppo di agricoltori e di schiavi, Knight guidò una rivolta che portò la Contea di Jones a separarsi dagli Stati della Confederazione. Dalle sue nozze con l'ex schiava Rachel nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.

Ibrahimovic: Diventare Leggenda - La Recensione

Dello Zlatan Ibrahimovic calciatore, campione e colosso in campo sappiamo abbastanza. Abbiamo preso nota delle sue caratteristiche tecniche, fisiche, della decisività in campo e sotto porta, così come del suo carattere orgoglioso, arrogante e pieno di sé che a volte fa sorridere e a volte irritare. Quello che chiedevamo al documentario “Becoming Zlatan”, diventato da noi “Ibrahimovic: Diventare Leggenda”, era di dirci allora qualcosina in più sullo Zlatan privato, quello lontano dai riflettori; andare a vedere se quel personaggio incorreggibile esistesse per davvero oppure facesse parte di un ruolo costruito, interpretato benissimo come quello primario della punta.
Una sete di curiosità che i registi Magnus e Fredrik Gertten dissetano, tuttavia, solamente a metà.

Il loro documentario mette in mostra l’Ibrahimovic-calciatore più giovane, quello arrivato al Malmö nel mentre della sua retrocessione e prossimo, da lì a qualche anno, a mettersi in mostra e a trasferirsi all’Ajax, per una cifra, all'epoca giudicata folle - ma col senno di poi irrisoria - di 9 milioni di euro. A raccontarlo sono alcuni filmati di repertorio che lo mostrano in campo, negli spogliatoi e, raramente, nella sua casa in Svezia: quella in cui giocava al “suo” computer che guai a chiunque gli venisse in mente di toccarlo. Era una persona poco diversa da quella che oggi tutti abbiamo imparato a individuare, le manie e le risposte erano le stesse (anche coi giornalisti), sapeva di valere e sapeva che sarebbe diventato un membro dell’élite calcistica mondiale, sebbene l’egoismo che aveva dentro, lo portasse spesso a non legare stretto con la squadra e a non esprimersi al meglio in campo (sembra che abbia letto troppe volte il libro “Solo, Intorno Al Mondo”, dice uno dei suoi allenatori). E, in effetti, la sua Storia ci parla di un uomo dedito alla solitudine, che non ha problemi a definirsi personalmente uno zingaro, perché - aggiunge sempre - figlio di padre bosniaco e di madre croata, nonché nomade per definizione, considerati gli spostamenti ininterrotti fatti per l’Europa con la sua famiglia.

Eppure di questo Zlatan “Ibrahimovic: Diventare Leggenda” approfondisce il minimo, rivelando una superficie praticamente nota e non aggiungendo nulla di rilevante rispetto a quanto già detto e già sentito negli anni. Il lavoro dei Gertten paga, se vogliamo, l’assenza tra gli intervistati del suo protagonista simbolo, o di chiunque gli sia mai stato davvero vicino, capace di lasciarsi sfuggire quell'aneddoto o quella rivelazione valida a dare spessore alla globalità del progetto. La presenza dei suoi ex-compagni di squadra (o avversari) e dello staff che ha accompagnato la sua prima fase di crescita non sopperisce a tale vuoto e, salvo qualche leggera storiella strappa sorrisi, il non ricevere mai qualcosa di davvero succoso ed imperdibile nei suoi confronti, lascia un tantino impassibili e inappagati.

La sensazione definitiva, perciò, è un po’ quella di avere assistito a una celebrazione fine a sé stessa, dove quel calciatore esaltato e esaltante viene consacrato a mito, nascondendo ancora di più una profondità che sappiamo esistere (e in alcuni strascichi di filmati ce ne accorgiamo da vicino), ma che in questo modo si aiuta a rendere ulteriormente inafferrabile.
Roba da far rimpiangere un approfondimento ipotetico su Mido e Van Der Meyde, loro si, entrambi disponibili ad aprirsi e a mostrare sensibilità.

Trailer:

Animali Notturni - La Recensione

C’è un anello mancante in “Animali Notturni” che impedisce al racconto di imporsi e di infilzare la lama. Il pezzo della catena necessario, utile a far quadrare i conti, con il quale la creatura di Tom Ford avrebbe veramente potuto incarnare quel predatore temibile, spietato e freddo, in grado di sfiancare la vittima scrutandola, accerchiandola minacciosa e facendola morire dalla paura, prima di affondare gli artigli su di essa, divorandola con il minimo sforzo.
Un anello che, probabilmente, è individuabile nella figura assente di Jake Gyllenhaal, o, per dirla meglio, nella figura assente dell'attore nella sua versione al presente.

Viene diviso su tre spaccati, infatti, il film di Ford: uno principale, con Amy Adams che riceve una bozza del nuovo libro dall’ex marito che la invita a leggere la storia; uno di finzione, con la storia del libro che prende vita nella mente della protagonista; uno relativo ai flashback della storia d’amore (finita) tra la Adams e Gyllenhaal, che fluisce un po’ da mastice legando tutte le trame nella formazione di un corpo unico. Perché, in fondo, è proprio di corpi, poi, che “Animali Notturni” intende nutrirsi, e a dimostrarlo è un’apertura disturbante con donne nude, grasse e di mezza età che ballano goffe e spigliate sulla musica in sottofondo che accompagna i titoli di testa. Corpi di donne che ritornano simmetrici e perfetti, più avanti, maltrattati e abbandonati nel romanzo violento a cui si da ampio spazio, letto con grande trasporto dal corpo più importante: quello glaciale, spento e cianotico, colorato solo da vestiti eleganti e dalle pareti degli ambienti, appartenente al personaggio centrale della Adams. Una sfilata vorace e appassionata, a cui viene a mancare, forse, all'appello, però, il corpo definitivo, quello, appunto, che Ford volontariamente decide di mantenere riservato e proiettato nella mente di noi spettatori, nel tentativo personale di imitare e rivisitare “L'Amore Bugiardo: Gone Girl” di David Fincher, dimezzandolo di un punto di vista e caricandolo di tensione e di angoscia.

Scelta stilistica che non premia affatto l’intreccio della pellicola, anzi, casomai lo sfibra, sfumando la carica di quella sensazione scomoda e disturbante che assale psicologicamente la protagonista, per via di un mancato supporto che aiuti a giustificarla e a restituirla come vivida e percettibile. Rendere meno invisibile, allora, il personaggio di Gyllenhall nella parentesi del presente - dipingendolo, magari, in una variante leggermente dark, in controtendenza con l’uomo debole e affranto che, al contrario, domina i piani paralleli - poteva essere la soluzione migliore per sistemare le cose e aggirare il problema, ma forse l’attitudine di Ford ad essere nei suoi ragionamenti più stilista che regista, in questo frangente, ha costituito la differenza, mancando d’intuizione e pesando nel complesso.
Assorbito da un punto di vista estetico e formale, non a caso, “Animali Notturni” è ineccepibile, impeccabile, curato nei dettagli e sporco quanto basta nella fotografia per adattarsi ai temi e ai personaggi fragili e viscerali che tira in ballo. E’ dal lato cinematografico più denso, tuttavia che, purtroppo, le sue qualità lasciano un tantino a desiderare: a partire dalla composizione di una storia che, se riordinata, risulta troppo fiacca e forzata, per arrivare all'anima nera, freddissima, che ostenta, ma di cui non riesce ad esser padrone, sprecando abbastanza del buon materiale a disposizione da cui poteva, sicuramente, trarre di più.

Convince a metà, perciò, quello che doveva essere l’adattamento cinematografico del romanzo “Tony e Susan” di Austin Wright. Nel lavoro eseguito da Ford c’è il piacere del fascino, la cattura dell’intrigo, l’illusione del genio, elementi incoraggianti e vincenti, ma a cui era imprescindibile affiancare, per amalgamare, unghie più affilate e appuntite con le quali incutere timore e marcare il territorio. La mancanza delle stesse trasuda debolezza, invece. Una debolezza che tendenzialmente - e non siamo i soli a dirlo – rischia di farsi anticamera di sofferenza e distacco.

Trailer:

giovedì 10 novembre 2016

The Neon Demon - L'Anarchia Irresistibile Di Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn Elle Fanning

A dispetto di ciò che potrebbe sembrare, “The Neon Demon” per Nicholas Winding Refn rischia di rappresentare una svolta direttamente proporzionale a quella che, qualche anno fa, a Cannes, rovesciò in pochi istanti il suo nome e la sua carriera. Parliamo di un’opera imperfetta, che come “Solo Dio Perdona”, anzi di più, ha diviso critica e pubblico di tutto il mondo, ma nella quale il regista di “Drive” torna finalmente a fregarsene di tutto e di tutti, ascoltando solo ciò che dice la sua testa e, soprattutto, il suo istinto.
La risposta più incoraggiante contenuta nella pellicola infatti è proprio la mancata ricerca di piacere in trasversale che si lasciava intravedere e che l’aveva condizionato nella sua penultima uscita. Un sentimento messo, qui, addirittura nero su bianco e fatto a pezzi attraverso la bellezza fresca di una Elle Fanning aspirante modella, dal viso ancora innocente, sbarcata in una Los Angeles che pare pronta a volersi cibare letteralmente di lei e della sua giovinezza: metafora che se volessimo andare a scavare potrebbe rispondere anche alla visione che Refn sostiene, attualmente, nei confronti di Hollywood.

Un prodotto decifrabile, insomma, a vari livelli che adesso, grazie ad un’uscita home video ricca di contenuti speciali, è possibile approfondire e/o (ri)scoprire in tutta la sua influenza ammaliante e magnetica fatta di musica, estetismo e perfezione. Una perfezione che è talmente raggiunta sotto l’aspetto tecnico da fagocitare tutto il resto, sostanza compresa, non mollando comunque lo spettatore che, incantato, resta li fermo, con gli occhi sbarrati, rapito dai demoni di un regista che non ha paura di mettersi a nudo, purché sia lui a decidere le regole e le istruzioni.
Concessione che a Refn siamo sempre bendisposti a dare (qui la recensione completa al film).

Nicolas Winding Refn Blu-Ray

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1 (2 nella versione Steelbook)
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano
Durata: 118 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Booklet, Storytellers, Lo Scandalo Nicolas Winding Refn, La Bellezza Del Demonio, Conversazione Con Nicolas Winding Refn, Photogallery, Commendo di Nicolas Winding Refn e Elle Fanning (nella versione Steelbook anche: Black Box Con Nicolas Winding Refn, Making Of, Intervista a Cliff Martinez, Nicolas Winding Refn & Alejandro Jodorowsky: Conferenza Stampa Al Monaco Film Festival 2013
Confezione: Steelbook o Slipcase
Casa di Distribuzione: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 1 Novembre 2016

Trailer:

Valerian E La Città Dei Mille Pianeti - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Valerian E La Città Dei Mille Pianeti Poster

Presentato il teaser trailer ufficiale, italiano, di "Valerian E La Città Dei Mille Pianeti" il nuovo film di Luc Besson con Cara Delevingne, Clive Owen e Dane DeHaan, al cinema dal 2017.

Teaser Trailer Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Nell’anno 2740, Valerian e Laureline sono Corpi Speciali incaricati dal governo di mantenere l’ordine in tutto l’universo. Seguendo gli ordini del loro comandante, Valerian e Laureline si imbarcano per una missione nella città intergalattica di Alpha, metropoli in continua espansione e dimora di migliaia di specie diverse provenienti da ogni angolo della Galassia. Questa importante e storica città, è sotto l’attacco di un nemico sconosciuto. Valerian e Laureline dovranno combattere contro il tempo per trovare l’origine di questa forza maligna e fermarla prima che distrugga il nostro universo.